CLVI – Parini

By Giacomo Leopardi

Invano, ivan la chioma

Deforme di canizie,

E l'anima già doma

Da i casi, e fatto rigido

Il senno da l'età

Si crederà che scudo

Sian contro ad occhi fulgidi,

A mobil seno, a nudo

Braccio, e a l'altre terribili

Arme de la beltà.

Gode assalir nel porto

La contumace Venere;

E, rotto il fune e il torto

Ferro, rapir nel pelago

Invecchiato nocchier;

E per novo periglio

Di tempeste, a l'arbitrio

Darlo al cieco figlio:

Esultando, con perfido

Riso, del suo poter.

Ecco, me di repente,

Me stesso, per l'undecimo

Lustro di già scendente,

Sentii vicino a porgere

Il piè servo ad Amor:

Benché gran tempo al saldo

Animo invan tentassero

Novello eccitar caldo

Le lusinghiere giovani

Di mia patria splendor.

Tu da i lidi sonanti

Mandasti, o torbid'Adria,

Chi sola de gli amanti

Potea tornarmi a i gemiti

E al duro sospirar:

Donna d'incliti pregi

Là fra i togati principi,

Che di consigli egregi

Fanno l'alta Venezia

Star libera sul mar.

Parve, a mirar, nel volto

E ne le membra Pallade,

Quando, l'elmo a sé tolto,

Fin sopra il fianco scorrere

Si lascia il lungo crin:

Se non che a lei d'intorno

Le volubili Grazie

Dannosamente adorno

Rendeano a i guardi cupidi

L'almo aspetto divin.

Qual se, parlando, eguale

A gigli e rose il cubito

Molle posava! quale

Se improvviso la candida

Mano porgea nel dir!

E a lei nevi del petto

Chinandosi, da i morbidi

Veli non ben costretto,

Fiero de l'alme incendio

Permetteva fuggir!

Intanto il vago labro,

E di rara fecondia

E d'altre insidie fabro

Già modulando i lepidi

Detti nel patrio suon.

Che più? da la vivace

Mente lampi scoppiavano

Di poetica face,

Che tali mai non arsero

L'amica di Faon,

Né quando al coro intento

De le fanciulle lesbie

L'errante, violento,

Per le midolle fervide

Amoroso velen,

Né quando lo interrotto

Dal fuggitivo giovane

Piacer cantava, sotto

A la percossa cetera

Palpitandole il sen.

Ahimè, quale infelice

Giogo era pronto a scendere

Su la incauta cervice,

S'io nel dolce pericolo

Tornava il quarto dì!

Ma con veloci rote

Me, quantunque mal docile,

Ratto per le remote

Campagne il mio buon genio

Opportuno rapì.

Tal che in tristi catene

A i garzoni ed al popolo

Di giovanili pene

Io canuto spettacolo

Mostrato non sarò.

Bensì, nudrendo il mio

Pensier di care immagini,

Con soave desio

Intorno a l'onde adriache

Frequente volerò.