CLVII
Mentre per tormi in parte al mio gran duolo
l’aura del dolce spirto io raccogliea,
ed egli pur al ciel dritto tenea,
poco di me curando, il suo bel volo,
e d’angeli cantando amico stuolo
sen gia per l’aria in giro e l’attendea,
e di novo splendor l’albergo ardea,
l’albergo ch’odio ed amo e sprezzo e colo,
piangean le Gratie ed Honestate intorno
al caro letto, e risonava il loco:
«Che fia di noi, senza te nude e sole?»
E ’n sul partirsi de la fronte il giorno,
temendo Amor non gli mancasse il foco,
la face accese de’ begli occhi al sole.