CLVIII

By Lorenzo de' Medici

Quando il cieco desir per maggior pena

numera l'ore, or lunghe e già sì corte,

come serpe da rota oppressa a sorte

muove, e non segue, la snodata schiena,

così tardo il carro aureo Febo mena,

nel qual par seco invidioso porte

degli amari desir' la dolce morte

e 'l fin del mio sperar, che tanto pena.

Né nuovo pensier dolce il core ammette,

né gli occhi molli alcun suave oblio,

onde si spinga più veloce il sole.

E quel che più nello aspettar mi duole,

è che Febo, or sì tardo, mi promette

rapido poi portarne ogni ben mio.