CLX

By Giusto de' Conti

L'albor sacro et gentile, in cui molti anni,

Come in suo albergo il mio cor lieto giacque,

Mentre a fortuna invidiosa piacque

Al mio mal sempre pronta et a' miei danni,

Morte mi ha tolto co' suoi usati inganni

Per farne il ciel più bello, ond'eterne acque

Usciran de' miei occhi, sì gli spiacque

Veder spento il riposo de' suoi affanni.

Né spero mai finché mia vita dura,

Che sarà breve, avere altro conforto,

Se non di pianti et dolorosa guerra:

Ch'io veggio il nostro vivere esser corto,

Et morir pria i migliori, et sua ventura

Data a ciascun dal dì che nasce in terra.