CLXII – Passeroni

By Giacomo Leopardi

Elvia nel tempo di sua gioventute

Poteva avere almeno cinque o sei

Concorrenti; ma fu per sua salute

Nemica capital de' cicisbei:

Pur, visto Marco pieno di virtute,

Ella di lui s'accese, egli di lei:

Lo scelse per marito, ed i parenti

De la sua scelata furono contenti.

Pensate un poco, padri di famiglia,

Se così s'usa ancora al tempo nostro:

Io sento dir che se avete una figlia,

Volete maritarla a modo vostro;

E non guardate poi se a lei somiglia

Lo sposo, o s'egli è un asino od un mostro;

Se uguali sien tra lor, se l'uno vada

De l'altro a sangue, a ciò non vi si bada.

Sento dir che il marito a lei scegliete,

Non colle sue, ma colle vostre mire:

Che il vostro genio consultar solete:

Se a voi lo sposo aggrada, io sento dire

Che il nodo è fatto; e pur voi non avete

Né da vegliar con lui, né da dormire;

E non avete mica ad esser dui

In una carne, o genitor, con lui.

Sento dir che se trovasi uno sposo

Che si contenti d'una scarsa dote,

Allor si stringe il laccio doloroso,

Che altri che morte sciogliere non puote:

Al più cercate che sia facoltoso,

Cercate quanto a l'anno egli riscuote;

Quasi bastasse a rendere contento

D'una ragazza il cuor l'oro e l'argento.

E voi sapete ben che ciò non basta,

E la mettete in un gran brutto imbroglio:

Mal se acconsente, e peggio se contrasta,

Ché vien sempre ad urtare in uno scoglio:

E talor si risolve a viver casta,

Per disperazione e per cordoglio:

Si chiude in una cella, benché ne abbia

Poca voglia, ed uccel non sia da gabbia.

E più d'un padre ancor con finto zelo

In questa gabbia, anzi prigione oscura

(Quando vi penso, al cuor mi corere un gelo)

Col pretesto di renderla sicura

In questa valle, e di stradarla a cielo,

L'incauta figlia di cacciar procura;

E quando ella è ingabbiata, non le giova

Il dir: mi pento; e molte il san per prova.

Meglio quasi saria tirarle il collo,

Dio mel perdoni, come fa il villano,

O la massara spesso con un pollo,

Che usar con essa un atto sì inumano:

E pure da taluno, ed io ben sollo,

E da taluna per rispetto umano,

Se non si sforza, almeno si consiglia

Sovente a farsi monaca una figlia.

Comincian dalla sua più verde etade

Ad invaghirla, con qualche promessa,

Del chiostro, benché il chiostro non le aggrade:

Le dicon che sarà madre badessa;

Che son men dritte al ciel tutte altre strade;

Che starà meglio che una principessa;

Che non avrà i fastidi, né le doglie,

Né i disagi di chi diventa moglie.

Le mettono in orrore il matrimonio:

Dicono, screditando il viril sesso,

Che son tutti d'un pel, tutti d'un conio

I mariti ed i giovani d'adesso:

Le dicono che il mondo ed il demonio,

Il che per altro oggi succede spesso,

Tra marito e moglier caccia le corna,

E la pace e il piacer da lor distorna.