CLXII – Passeroni
Elvia nel tempo di sua gioventute
Poteva avere almeno cinque o sei
Concorrenti; ma fu per sua salute
Nemica capital de' cicisbei:
Pur, visto Marco pieno di virtute,
Ella di lui s'accese, egli di lei:
Lo scelse per marito, ed i parenti
De la sua scelata furono contenti.
Pensate un poco, padri di famiglia,
Se così s'usa ancora al tempo nostro:
Io sento dir che se avete una figlia,
Volete maritarla a modo vostro;
E non guardate poi se a lei somiglia
Lo sposo, o s'egli è un asino od un mostro;
Se uguali sien tra lor, se l'uno vada
De l'altro a sangue, a ciò non vi si bada.
Sento dir che il marito a lei scegliete,
Non colle sue, ma colle vostre mire:
Che il vostro genio consultar solete:
Se a voi lo sposo aggrada, io sento dire
Che il nodo è fatto; e pur voi non avete
Né da vegliar con lui, né da dormire;
E non avete mica ad esser dui
In una carne, o genitor, con lui.
Sento dir che se trovasi uno sposo
Che si contenti d'una scarsa dote,
Allor si stringe il laccio doloroso,
Che altri che morte sciogliere non puote:
Al più cercate che sia facoltoso,
Cercate quanto a l'anno egli riscuote;
Quasi bastasse a rendere contento
D'una ragazza il cuor l'oro e l'argento.
E voi sapete ben che ciò non basta,
E la mettete in un gran brutto imbroglio:
Mal se acconsente, e peggio se contrasta,
Ché vien sempre ad urtare in uno scoglio:
E talor si risolve a viver casta,
Per disperazione e per cordoglio:
Si chiude in una cella, benché ne abbia
Poca voglia, ed uccel non sia da gabbia.
E più d'un padre ancor con finto zelo
In questa gabbia, anzi prigione oscura
(Quando vi penso, al cuor mi corere un gelo)
Col pretesto di renderla sicura
In questa valle, e di stradarla a cielo,
L'incauta figlia di cacciar procura;
E quando ella è ingabbiata, non le giova
Il dir: mi pento; e molte il san per prova.
Meglio quasi saria tirarle il collo,
Dio mel perdoni, come fa il villano,
O la massara spesso con un pollo,
Che usar con essa un atto sì inumano:
E pure da taluno, ed io ben sollo,
E da taluna per rispetto umano,
Se non si sforza, almeno si consiglia
Sovente a farsi monaca una figlia.
Comincian dalla sua più verde etade
Ad invaghirla, con qualche promessa,
Del chiostro, benché il chiostro non le aggrade:
Le dicon che sarà madre badessa;
Che son men dritte al ciel tutte altre strade;
Che starà meglio che una principessa;
Che non avrà i fastidi, né le doglie,
Né i disagi di chi diventa moglie.
Le mettono in orrore il matrimonio:
Dicono, screditando il viril sesso,
Che son tutti d'un pel, tutti d'un conio
I mariti ed i giovani d'adesso:
Le dicono che il mondo ed il demonio,
Il che per altro oggi succede spesso,
Tra marito e moglier caccia le corna,
E la pace e il piacer da lor distorna.