CLXII

By Giusto de' Conti

Ben fo neffando, infausto et male decto

El dì primo ch'al mondo gli occhi apersi,

Poy che, nascendo, di rei casi adversi

Esser dovea preservato ricepto.

Ben fo infelice il ventre, che, constrecto

A·ppartorir un tal mostro, soffersi

Organiçarlo pria, se ad sì diversi

Affanni, ire et sdegni era subgepto.

Ma più infelice l'alma, che in quell'ora

Sì stratiabil corpo et inpudico

Per suo proprio destin prender convenne.

Et se esser mixer debbo et pur mendico,

La terra e i ciel perisca, et chi l'adora,

Et chi m'ascolta, si non presta uno amenne.