CLXIV – Passeroni

By Giacomo Leopardi

Color che fan comenti,

Dove la loro mente non arriva,

La interpretazion tiran co' denti:

E non v'è autor, per chiaro ch'egli scriva,

Che in mano di costoro non diventi

Pien di misteri e pien d'allegoria,

Che il pover uom non par più quel di pria.

Però disse il Petrarca in flebil suono,

Poiché si vide un gran comento ordire:

Spero trovar pietà, non che perdono,

Che or son rimaso in tenebre e in martire:

Quand'era in parte altr'uom da quel ch'i' sono,

A dame e cavalier piacque il mio dire;

Or de' comentatori assai mi doglio,

Che spesso mi fan dir quel ch'io non voglio.

E m'han lasciato in tenebroso orrore,

Che appena riconosco omai me stesso;

E udendo ragionar del mio valore,

Meco di me mi maraviglio spesso:

Che deggio far, che mi consigli, Amore?

Come m'avete in basso stato messo!

Tornatemi a l'antico stato mio,

E intendami chi può, ché m'intend'io.

Così disse il Petrarca; ed io lo scuso

S'andò in collera, e certo non fu poco,

Se a' suoi comentator non ruppe il muso,

Che l'han fatto parere un uom dappoco.

Tengono un modo sì intralciato e astruso

Costor nel comentar, che in più d'un loco,

O, per dir meglio, in cento lochi e cento

Han bisogno essi stessi di comento.

Hanno costoro un don particolare,

Come suol dirsi, di saltare il fosso:

Dove d'oscurità qualch'ombra appare,

Non si fermano punto e bevon grosso,

E sanno intorbidar le acque più chiare;

E sebbene tra lor si danno addosso,

E fingono attaccar briga, sovente

L'uno ricopia l'altro fedelmente.

Il prender granchi è in lor cosa ordinaria;

Ne prendono de' grossi, e fanno spaccio

Di gran dottrina poco necessaria;

Parlan di ciò di cui non sanno straccio,

E per lo più fanno castelli in aria,

E a' più bei passi di Giovan Boccaccio,

Di Dante, del Petrarca, a quel che osservo,

Fanno perder costor la grazia e 'l nervo.

E molti illustri e classici scrittori

Un obblio tenebroso adesso involve,

E son lasciati in preda da' lettori

A' tarli, verbi grazia, ed a la polve,

Per colpa solo de' comentatori,

La cui dottrina spesso si risolve

In dare a chi li legge una tal noia,

Che manda il testo ed il comento al boia.

Metton costoro in vista tutti i detti

Che 'l loro autore ha tolti da' più degni

Scrittori, e sallo il ciel se gli ha mai letti,

Che s'incontrano spesso i begli ingegni:

Del comentato autor tutti i difetti

Mettono in vista, e scoprono i disegni;

Ciò ch'egli disse a mezza bocca appena,

Essi lo voglion dir a bocca piena.

E dicono color qualche menzogna,

E 'l loro orpello vendono per oro:

Voglion cercare quel che non bisogna;

E diversi scrittori i nomi loro

Veggono poi con biasmo e con vergogna

Registrati per grazia di costoro,

Or troppo curiosi, or troppo arditi,

Ne l'indice de' libri proibiti.