CLXIV – Passeroni
Color che fan comenti,
Dove la loro mente non arriva,
La interpretazion tiran co' denti:
E non v'è autor, per chiaro ch'egli scriva,
Che in mano di costoro non diventi
Pien di misteri e pien d'allegoria,
Che il pover uom non par più quel di pria.
Però disse il Petrarca in flebil suono,
Poiché si vide un gran comento ordire:
Spero trovar pietà, non che perdono,
Che or son rimaso in tenebre e in martire:
Quand'era in parte altr'uom da quel ch'i' sono,
A dame e cavalier piacque il mio dire;
Or de' comentatori assai mi doglio,
Che spesso mi fan dir quel ch'io non voglio.
E m'han lasciato in tenebroso orrore,
Che appena riconosco omai me stesso;
E udendo ragionar del mio valore,
Meco di me mi maraviglio spesso:
Che deggio far, che mi consigli, Amore?
Come m'avete in basso stato messo!
Tornatemi a l'antico stato mio,
E intendami chi può, ché m'intend'io.
Così disse il Petrarca; ed io lo scuso
S'andò in collera, e certo non fu poco,
Se a' suoi comentator non ruppe il muso,
Che l'han fatto parere un uom dappoco.
Tengono un modo sì intralciato e astruso
Costor nel comentar, che in più d'un loco,
O, per dir meglio, in cento lochi e cento
Han bisogno essi stessi di comento.
Hanno costoro un don particolare,
Come suol dirsi, di saltare il fosso:
Dove d'oscurità qualch'ombra appare,
Non si fermano punto e bevon grosso,
E sanno intorbidar le acque più chiare;
E sebbene tra lor si danno addosso,
E fingono attaccar briga, sovente
L'uno ricopia l'altro fedelmente.
Il prender granchi è in lor cosa ordinaria;
Ne prendono de' grossi, e fanno spaccio
Di gran dottrina poco necessaria;
Parlan di ciò di cui non sanno straccio,
E per lo più fanno castelli in aria,
E a' più bei passi di Giovan Boccaccio,
Di Dante, del Petrarca, a quel che osservo,
Fanno perder costor la grazia e 'l nervo.
E molti illustri e classici scrittori
Un obblio tenebroso adesso involve,
E son lasciati in preda da' lettori
A' tarli, verbi grazia, ed a la polve,
Per colpa solo de' comentatori,
La cui dottrina spesso si risolve
In dare a chi li legge una tal noia,
Che manda il testo ed il comento al boia.
Metton costoro in vista tutti i detti
Che 'l loro autore ha tolti da' più degni
Scrittori, e sallo il ciel se gli ha mai letti,
Che s'incontrano spesso i begli ingegni:
Del comentato autor tutti i difetti
Mettono in vista, e scoprono i disegni;
Ciò ch'egli disse a mezza bocca appena,
Essi lo voglion dir a bocca piena.
E dicono color qualche menzogna,
E 'l loro orpello vendono per oro:
Voglion cercare quel che non bisogna;
E diversi scrittori i nomi loro
Veggono poi con biasmo e con vergogna
Registrati per grazia di costoro,
Or troppo curiosi, or troppo arditi,
Ne l'indice de' libri proibiti.