CLXIX

By Giusto de' Conti

Non dolse più alla sventurata Dido

Quando sentì partir l'ingrato amante,

Né più alla dolente Ero, che già tante

Volte il suo vide tornare in Abido;

Né più ad Arianna, che nel lido

Lassata fu da quel che poco innante

Scampato avea da morte, et trionfante

Seco sen gì lassando il proprio nido;

Che a me la tua sì subita partenza,

Donna mia cara: onde il mio afflitto core,

Seguendo te, di sé m'ha fatto senza;

Perché onestà non consente ad amore,

Che come il cor, così la mia presenza

Fosse con te per trarmi di dolore.