CLXV
Quando raggio di sole,
per picciola fessura
dell'ape entrando nella casa oscura,
al dolce tempo le riscalda e desta,
escono accese di novella cura
per la vaga foresta,
predando disiose or quella or questa
spezie di fior', di che la terra è adorna.
Qual esce fuor, qual torna
carca di bella ed odorata preda;
qual sollecita e strigne,
se avvien che alcuna oziosa all'opra veda;
altra il vil fuco spigne,
che 'nvan l'altrui fatica goder vuole.
Così, di varii fior', di fronde e d'erba,
saggia e parca fa il mèl, qual dipoi serba,
quando il mondo non ha rose o viole.
Venne per gli occhi pria
nel petto tenebroso
degli occhi vaghi el bel raggio amoroso,
e destò ciascun spirto che dormiva,
sparti pel petto, sanza cure ozioso;
ma, tosto che sen giva
in mezzo al cor la bella luce viva,
li spirti, accesi del bel lume adorno
corsono al core intorno.
Questa vaghezza alquanto ivi gli tenne;
poi, da nuovo diletto
spinti a vedere onde tal luce venne,
drento all'afflitto petto
lasciando il cor, che in fiamme è tuttavia,
salîr negli occhi miei, onde era entrata
questa gentil novella fiamma e grata,
vagheggiando di lì la donna mia.
Indi, mirando Amore,
che in quella bella faccia
armato, altero, e duri cor' minaccia
da quella luce, e prende la difesa
che a' cuor' gentili e non ad altri piaccia,
lasciôr tristi la impresa
di gire al fonte ove è la fiamma accesa;
e stavansi negli occhi paurosi,
quando spirti pietosi
vidon venir dagli occhi ove Amor era,
dicendo a' miei: “Venite
al dolce fonte della luce vera:
con noi sicuri gite!
Se bene incende, quel gentil signore,
non arde, o a ria morte non conduce,
ma splende il core acceso di tal luce;
e, se non vive, assai più lieto muore”.
Questo parlar suave
dètte a' miei spirti lassi
qualche ardire, e movendo e lenti passi,
da quei più belli accompagnati, al loco
givan dubbiosi, ove Amor lieto stassi;
là dove, a poco a poco,
sicuri in così bello e dolce foco,
già d'Amor spirti, non paurosi o tristi,
stavan confusi e misti
con quei che mossi avea la pia virtùe:
Saria occhio cervero
chi l'un dall'altro discernessi piùe.
Alcuno in quell'altero
sguardo si pasce, bello, dolce e grave;
altri dal volto nutrimento invola,
altri dal petto e dalla bianca gola;
altri in preda la man e crin d'oro have.
Certo converria bene
che chi narrar volessi
tante bellezze, e fior' diversi e spessi
che al nuovo tempo per le piagge Flora
mostra, contare ad uno ad un potessi;
né son del petto fòra
tanti spirti d'Amor creati ancora,
che non sien le beltà per ognun mille:
onde eterne faville
manda al cor la bellezza sempre nuova.
Li spirti or questa or quella
porton per li occhi al cor ciascuno a pruova:
o dolce preda e bella,
che ogni spirto amoroso agli omer' tiene!
Così, acceso ognor di più disio,
da quei belli occhi al loco ov'è il cor mio,
sanza fermarsi mai, chi va, chi viene.
Più bellezze ognor vede,
se ben ne porta assai
ciascun spirto, onde tiensi sempremai
povero el cor, da maggior disio preso;
e se alcun spirto è pigro, allor, “Che fai?”,
dice di sdegno acceso,
“tu sai pur quanto suave è questo peso”,
e lo minaccia, vinto da' disiri
ne' primi suoi sospiri,
mandarlo fuora e darlo in preda al vento.
E se alcun peregrino
pensier venisse, il caccia in un momento,
perché in quel bel cammino,
ch'è tra' belli occhi e 'l cor, chi non ha fede
d'Amor d'esser de' suoi, sì come vile
star non può tra la turba alta e gentile.
Così si pasce il cor, ch'altro non chiede.
Onde trarrai la vita,
o cuor dolente e saggio,
Da poi che l'amoroso e bel viaggio
è interdetto alli spirti, e è fuggito
el verde tempo già d'aprile e maggio,
e scalda un altro sito
quel gentil Sole, onde è il tuo foco uscito?
Quelli amorosi spirti, che ora stanno
rinchiusi, converso hanno
la dolce preda nella afflitta mente
in pensier', che tra loro
mostrano al cor e vari fior' sovente,
de' qual' feron tesoro
e parchi spirti alla stagion fiorita.
Di questi pensier' dolci el mio cor pasce
el disio, che ad ogn'or nuovo rinasce,
poi che la bella luce s'è fuggita.
Novella canzonetta,
questi dolenti versi,
ch'e pensier' fanno in sospir' già conversi
e di sospiri in parole pietose,
porta al bel prato di color' diversi;
in mezzo a' qual' si pose
Amor lieto, e tra l'erba si nascose.
E se non sai el cammin di gire a lei,
l'orme de' pensier' miei
vedrai, di che è la via segnata e impressa.
Prendi d'Amor la strada:
troverrai forse e suoi pensieri in essa,
ché ancora a loro aggrada
el bel cammin. Giunta ov'ella è soletta,
digli che al cor non resta onde più speri
dolcezza, per nutrirsi co' pensieri:
onde o morte o la bella luce aspetta.