CLXVI

By Giusto de' Conti

Come tu fosti, benedetto insogno,

Il primo a farla del mio amore accorta

Con quel stretto abbracciar che mi conforta,

Dolceza tal che vegghiando io m'assogno;

Et come spesso non pur quand'io sogno,

Ma in vera vision senz'altra scorta,

Con soavi parole mi conforta,

Onde allegrezza et disio rompe il sogno;

Così ti prego che torni sovente

A farla pia con quell'accesa face,

Bench'esser soglia gentil cor clemente,

La vita mia, che consumando sface,

Talora muove da sì amare stente,

Che sol di lei pensando ho tregua e pace.