CLXVI

By Lorenzo de' Medici

Parton leggieri e pronti

del petto e miei pensieri,

che l'alma trista alli amorosi monti

manda suoi messaggeri

a quel petto gentile, ov'è il mio core.

Nel cammino amoroso

ciascuno di loro ad ogni passo truova

qualche pensier pietoso,

che par dal petto di mia donna muova

in conforto dell'alma ad ora ad ora.

Fermonsi insieme, e, domandati allora,

dicon tutti una cosa sempre nuova

della Pietà che fuora

gli manda del bel petto,

dentro dal quale il bel signor dimora;

e si staria soletto

in esso el cor, ma vi è Pietà e Amore.

Delle caverne antiche

trae la fiamma del sol fervente e chiara

le picciole formiche;

sagace alcuna e sollecita, impara

e dice all'altre ove ha il parco villano

ascoso, astuto, un monticel di grano:

ond'esce fuor la negra turba avara.

Tutte di mano in mano

vanno e vengon dal monte,

porton la cara preda e in bocca e in mano;

vanno leggiere e pronte,

e grave e carche ritornon di fòre.

Fermon la picciola orma,

scontrandosi in cammino; e, mentre posa

l'una, quell'altra informa

dell'altra preda, onde più disiosa

alla dolce fatica ognor la invita.

Calcata e spessa è la via lunga e trita;

e se riporton ben tutte una cosa,

più cara e più gradita

sempre è, quanto esser deve

cosa sanza la qual manca la vita:

lo iniusto fascio è lieve,

se 'l picciolo animal sanz'esso muore.

Così li pensier' miei

van più leggieri alla mia donna bella;

scontrando quei di lei,

fermonsi, e l'un con l'altro allor favella.

Dolce preda, se ben grave, con loro

portan dal caro ed immortal tesoro

(una sempre è, e è sempre più bella!),

ché dal petto decoro

ove Amor, Pietà regna,

da' dolenti sospir' cacciati fôro.

Quinci s'allegra e sdegna

l'alma ad un tempo, e ha dolce dolore:

ha dolcezza, se sente

Amor, Pietà regnar nel bianco seno;

duolsi l'afflitta mente,

che da' duri sospir' cacciati sièno

e pensier' belli, e che dolente e trista

sia per me la mia donna. E così mista

doglia e disio fanno un dolce veneno,

onde o rea vita acquista

o dolce morte l'alma,

che del mal gode e del suo ben s'attrista.

Questa è la cara salma,

di cui carchi e pensier' mi dan vigore.

Quando a quel monte bello

giungon, dov'è la gran bellezza adorna,

prendon diletto in quello,

tanto che alla trista alma alcun non torna:

per lo essemplo del cor crudele e saggio;

qual truovon lieto al fin del bel viaggio,

dell'alma oblito, e con Amor soggiorna.

E se non che pure aggio

soccorso in tanto affanno

da quei che manda quel pietoso raggio,

poiché tradito m'hanno

e miei, perderia l'alma ogni valore.

Li miei pensieri scuso,

se nell'abisso della gran bellezza

ciascun resta confuso:

però che chi si muove el fin sol prezza:

muovonsi a questo, e nol trovando poi,

smarriti, più non san tornare a noi,

nello infinito fin di tal dolcezza.

Rendo ben grazie a voi,

pensier' pietosi e belli,

che soccorrete al cor nelli error' suoi;

e se non fusser quelli,

nella troppo alta impresa morria il core.