CLXVIII

By Francesco Beccuti

Poi che vi spinse così bel pensiero

a lasciar questo vil, misero mondo

ed i passi drizzar per quel sentiero

che ne conduce a viver più giocondo,

ite dove vi chiama il primo vero,

lasciando de' peccati il grave pondo;

ite, donna gentil ch'egli v'invita

a gaudio eterno, a sempiterna vita.

Né vi muovan piacer, non questi onori

che tanto il volgo sciocco apprezza e ammira;

ché troverete ben piacer migliori

u' il sommo Dio vie più si mostra e spira.

Molti lasciâro già regni e tesori,

a questo unico bene avendo mira;

ch'il posseder qua giù noia ed affanni

sovente apporta e sempiterni danni.

Non è il piacer che nel celeste regno

fra l'anime beate ne conduce;

non il molt'oro è quel che fa l'uom degno

di quella grande inaccessibil luce;

bisogna contemplar quel che nel legno

pendé per nostro amor: questo sia duce,

questo solo il cammin vi mostri dove

moviate i vostri passi e non altrove.

Pensate dove nacque, e pur di Dio

era figliuol; pensate quanti omei

soffrì, mentre per voi benigno e pio

dimorar volse fra gl'iniqui ebrei :

sì non vi nascerà mai van disio;

sì fortunata quattro volte e sei

sarete; e se soffrite caldo e gelo,

dolce vi sia per acquistare il cielo.