CLXXI

By Domenico di Giovanni

Bench'io mangi a Gaeta pan di Puccio

Diventato non son però Puccino:

Che 'nanzi andrei a farmi Saracino,

E del baccel tagliandomi il cappuccio.

Quando lo mangio, tal con lui mi cruccio,

Come se fussi il Nero, o 'l Bottaino;

Nanni Nettoli, o 'l Morcia, o l'Orlandino,

E gli altri della casa in un quartuccio.

Fogli Far mentre il bacio tale stento,

Tanto gli do de' denti sol pel nome,

Ch'egli è di quei, c'hann'oggi il reggimento;

Poi quando il ventre scarica le some,

Dico a quel pan; teco fusse or qui drento

Chi a Marzocco incercinò le chiome.

Molti dicon pur, come

Burchiello ha in questo mal farneticato,

Da poi, che fu da i Medici sfidato:

Ma se profetizzato

Avessi infino a qui un mio Sonetto,

Sarei guarito di questo difetto:

E uscirei del letto:

Ma se Fortuna la mia vela sventola,

Mi farò la ministra colla pentola.