CLXXIV

By Berardino Rota

Ne l’ampio specchio, ove del sommo Dio

riluce il grande universal lavoro,

rivolgi gli occhi, o mio caro thesoro,

per cui la vita mia ricca sen gio.

Vedrai dentro il pensier com’ognihor io

porti meco i robin, le perle e l’oro,

e tutto quel perch’io sospiro e ploro,

esca prima e soave a l’arder mio.

Te medesma vedrai più bella e pura;

ma guarda (bench’in ciel solo Dio s’ami)

che di te stessa al fin vaga non resti.

Io non vorrei ne la mia dolce arsura

compagni haver; ma tu, ché non volesti

portarmi teco? o pur, ché non mi chiami?