CLXXIX – Savioli

By Giacomo Leopardi

Cessa: gli Dii mi tolgano

A l'odiata vista.

Il crederai? per lagrime

Forza il mio sdegno acquista.

Tuo mi chiedesti: arrisero

Gli avversi Fati; il sono:

Godi, se puoi, rallegrati

Di sì funesto dono.

Lasso! così celavasi

Sotto al tessalic'auro

Il sangue infausto ad Ercole

Del traditor centauro.

Ardo; un gelato incendio

Pel vinto cor s'aggira.

Se non è questa, (ahi misero!)

Qual de l'erinni è l'ira?

O gloi occhi tuoi rivolgere

Soavi in giro io veda:

Tremo: tu sei colpevole

Di ricercata preda.

O i neri crin soggiacciano

A leggi estranie e nove,

Ohimè! di Leda piacquero

I neri crini a Giove.

Tremo se ignote grazie

Ostenta il petto e 'l viso;

A impallidir condannami

Una parola, un riso.

Parlin segrete, accrescono

Le ancelle i miei timori:

Guai se il tuo seno adornasi

Di sconosciuti fiori.

M'è grave il dì; le tenebre

Sul mio dolor non ponno;

E indarno gli occhi invocano

Il fuggitivo sonno;

Egli non ode; o il seguita

D'ombre drappel nefando,

E i sogni a me presentano

Quel ch'io temea vegliando.

E un freddo orror la torbida

Quiete infetta e scioglie.

Lascio le piume, e rapido

Accorro a le tue soglie.

Taccion le porte immobili;

Regna profonda pace;

Ma nel comun silenzio

Il mio terror non tace.

E scintillar lucifero

Sul pallid'asse io vedo;

E l'alba affretto, e a i talami,

Gridando, il Sol precedo.

Invan smarrita e attonita

Rivolgi al cielo i lumi,

E chiami in testimonio

De l'innocenza, i numi.

In te di colpa indizio

La mia ragion non trova:

Il veggio, il sento: e crederti

Spergiura e rea mi giova.

D'ogni più nera istoria

Gli esempi in te pavento.

Inorridisci: io Biblide,

Io Pelopea rammento.

Ah m'abbandona, e lasciami

Preda a i rimorsi miei:

No, tu con me dividere

Lo strazio mio non dei.

Ahi, questo dì medesimo

Io barbaro, io profano,

In te volea commettere

La scellerata mano.

Degni de l'opra il Tartaro

Suplizi aver non puote:

Non l'urne infami bastano,

Non d'Ission le ruote.

Né fuggi? e in me s'affissano

Pietosi i languid'occhi;

E piangi, e supplichevole

Abbracci i miei ginocchi?

Cessa: del rio spettacolo

Tutto l'orror comprendo.

Cessa. Tu segui? Ah, Furie,

L'abisso aprite: io scendo.