CLXXIX

By Giusto de' Conti

Hor ch'io son quivi, Amor, Fortuna, e i Cieli

De' primi strazi ancor non ben contenti,

Ma per più rinverdire i miei tormenti,

Voglion che quel bel viso mi si celi,

Per cui costumo spesso cangiar peli;

Lontan da sé mi vide, et quasi spenti

Gli occhi miei stanchi a lacrimare intenti

Per lassar, credo, i lor corporei veli.

O mia disgrazia, o mio crudel destino,

O stelle congiurate a stratiarme,

Non debbo dunque aver mai ora allegra?

S'esser dee questo, vieni or con tue arme,

Atropo, et tronca il mio mal torto lino,

Di brun vestita con tua benda negra.