CLXXV

By Domenico di Giovanni

Amico; io mi partì' non meno offeso,

Che tu della tua propria passione;

Dubitando poter esser cagione

Per volerne piacer, disagio ho preso.

E per in parte alleviar tuo peso,

Che tutto a torlo via non è ragione;

Rimbrotti, bizzarrie, mugli, e quistione

Sian teco sempre nel carico acceso,

E però in tutte cose impaziente,

Fa traboccar all'appetito il sacco,

Viver sempre lascivo, e 'ncontinente;

Agresto, Aceto, Vino, e frutte a sbacco

In ogni cibo e continuamente,

Nondimen non lasciar l'uso di Ciacco;

Seguir Venere, e Bacco

T'ingegna, quando sei dal duolo afflitto

Con cioncar malvagìa, e chiavar ritto.