CLXXVII
Adunque o cieca, o dolorosa vita,
ogni cosa simigli?
Amor, che mi consigli?
Senza te che mi giova, o chi m’aita?
Nasce pianta talhor, che sola e senza
la sua compagna a lato
steril si vive in ben misero stato.
Così senza la dolce alma presenza
de la mia bella luce
né fior né frutto il mio viver produce.
Altra è che, s’una volta empia secure
de’ suo’ rami la spoglia,
giamai più non germoglia,
ma con le sue anchor l’altrui sventure,
segno funesto, pur si sta piangendo,
messaggera di morte.
Tal la mia speme (o pensier vivo e forte!)
dal dì che la percosse il colpo horrendo
non mai più si rinverde,
e piange ognihor de’ suoi be’ giorni il verde.
Verdeggia arbor feconda a l’acque in seno
peregrina felice,
che, com’ più la radice
si bagna, e più vien ricco il ramo e pieno.
Così la vita mia cresce nel pianto,
il qual quanto più spargo
tanto più il corso al mio dolore allargo.
E ben mi duol, che nol vorrei già tanto,
se mancar devev’io
a punto il dì ch’ogni mio ben sen gio.
Pianta spesso veggiam, che copre e lega
un’altra sì, che sembra
con le sue torte membra
esserne donna, e pur da lei non nega
ricever vita: ché se l’una avene
talhora esser recisa,
subitamente poi l’altra divisa
dal picciol regno suo secca divene.
Tal io, spenta lei, quasi
arido tronco e vil germe rimasi.
Alza ne’ monti al ciel dritto le cime
legno che sferza e gira
ogni fiato che spira;
poscia dal verde suo seggio sublime
scende giù al mar, per farsi gioco al vento.
Così s’erge il pensiero
che muove Amor per non visto sentiero,
ed io in mar d’amoroso tormento
ad hor ad hor direi:
«Ecco che m’han sommerso i sospir miei».
Sorge, non so, là dove il Nilo inonda,
s’io dica o pianta od herba,
che, se talhor si serba
e pon sul rogo u’ più la fiamma abonda,
indi ritorna intatta e non s’accende.
Tal io nel mio bel foco,
che spegner non potrà morte né loco,
onde ’l sol doppio lume in ciel riprende;
dolce mio rogo ognihora,
e vivo ed ardo, e non mi struggo anchora!
Hor mi sovien, già son per ogni parte
in tal guisa due piante,
l’una de l’altra amante,
che non san viver ben sole in disparte,
del nodo marital verace exempio.
Così la vita mia
(se vita è pur senza la dolce e ria
ministra del mio lungo amaro scempio,
scempio che piacque e piace)
nuda vite senz’olmo in terra giace.
Vorrei più dir, ma la memoria amara
la carta e ’l sen mi bagna;
né però meno il cor dentro si lagna.