CLXXVIII

By Domenico di Giovanni

Io son sì magro, che quasi traluco

Della persona, e così dell'avere:

Che s'io vo per la via, son per cadere,

Sì poca è l'esca, di ch'io mi conduco.

Così ho io turato ogni mio buco,

Ch'io non ho più che dar, né che tenere;

Ma ben m'è certo rimaso un podere,

Che frutta l'anno un bel fior di Sambuco:

Ma non mi curo, sì sono avviato,

Che s'io avessi in man il Sangredale,

In picciol ora si saria fondato:

E d'ogni mio principio arrivo male,

Di collo ad ogni amico io son cascato,

Nimico mi diventa ogni mortale:

Gli Uccei, che batton l'ale,

E gli Animai, che son sopra la terra,

Le bestie, e fiere, ognuna mi fa guerra.