CLXXVIII
O de l'arbor di Giove altèra verga,
che noi correggi e l'età nostra indori
e la richiami al suo corso primiero,
perché di tempo in tempo ai sommi onori
da sì gran pianta novo ramo s'erga
e con la cima al ciel drizzi 'l sentiero,
novellamente il successor di Piero,
non senza cenno del divin consiglio
ch'ogni suo bel pensier governa e regge,
fra tanti duci Guidobaldo elegge
a difender da' lupi e da l'artiglio,
che, di sangue vermiglio,
par che su l'ali nova preda tente,
il mansueto suo gregge innocente.
Ragion è ben che la difesa prenda
de le chiavi del ciel, ch'un dì saranno
ai degni omeri tuoi debita soma,
il tuo chiaro fratel, che 'l nostro affanno
volge in riposo e può squarciar la benda
che tiene avvolta innanzi agli occhi Roma.
Già la rabbia tedesca, mai non doma
né per colpo di morte o di fortuna,
qual idra ch'ognor, tronca, si rinnove,
di saziar cerca le sue brame altrove,
che pascer si volea sol di quest'una;
or, magra e digiuna,
col furor d'empio e travagliato seme
d'intorno ad altro ovil s'aggira e freme.
Quando fia mai ch'io veggia oltre quell'alpe
quindi sgombrar sì dure genti e strane
e lasciar questa madre ai propri figli
e Cesare, più giuste e più lontane
sedi cercando, varchi Abila e Calpe
e nova terra e mar turbi e scompigli?
Or intanto per noi la lancia pigli
questo buon cavalier in cui s'annida
la paterna virtute e 'l chiaro ingegno,
il quale stima prender l'armi indegno,
se non per lei di cui s'è fatto guida:
né già scorta più fida
trovar potea né più sicure squadre
la gran chiesa romana e 'l santo padre.
Dunque è ben degno di menare in gioia
quest'almo giorno, e suoni e canti e balli
gir con libero cor movendo lieti.
Sparga man bella fior vermigli e gialli
e disperga da noi tristezza e noia,
sì ch'ogni stato il suo cor lasso acqueti;
oggi di sacre ninfe e di poeti
per ogni lido un bel numero eletto
vada cantando in voci alte e gioconde;
corra latte il Metauro e le sue sponde
copran smeraldi, arena d'oro il letto;
e 'l pallido sospetto
da noi si sciolga, forte nodo avvinga
l'empio furore in parte erma e solinga.
Il nostro cielo oscura nebbia tinge;
ma virtù tra le nubi ancor traluce
né l'italico lume al tutto è spento;
poi che l'invitto e generoso duce
per la sposa d'Iddio la spada cinge,
via più d'ogni altro a custodirla intento.
A che spiegar aquile e gigli al vento,
o d'Italia smarrita e cieca schiera,
se le chiavi e la croce hai per insegna?
Ma l'eterna bontà non si disdegna
per te chiamar la guida eletta e vera,
che baldanzosa spera
di riconducer sotto il gran vessillo
la santa pace e 'l bel viver tranquillo.
Piaccia a voi cui fortuna e virtù diede
sul Po, sul Mincio e su la riva d'Arno
tenér di duce il ricco seggio e 'l nome
lasciar i segni da voi culti indarno
e di costui seguir l'orme e la fede,
che sgombrar cerca le dannose some.
Se questo è il vostro dolce nido, or come
non vi stringe pietà del bel paese
che barbarica fiamma incende e strugge?
Ecco che in sul mar d'Adria un leon rugge
e sente 'l duol de le comuni offese;
e di sangue cortese
sarà più che non mostra a tanta impresa,
se scorge in voi chiara virtute accesa.
Non ti smarrir, canzon, se nuda e rozza
tra l'ostro e 'l bisso al mio signor t'invio,
che quasi un sol si leva a tanta altezza
che qua giù nulla sdegna e nulla sprezza:
digli che zelo e d'obbedir disio
mi sprona a dir quel ch'io,
d'ogni bell'arte e d'ogni ingegno privo,
via più chiaro nel cor che in carte scrivo.