CLXXX – Savioli

By Giacomo Leopardi

Odi; i momenti volano;

Odi una volta, e cedi:

Ohimè, gli Dii ti perdono

Se in Esculapio credi.

Ei l'erbe indarno e i farmachi

In tuo favor prepara,

Tue labbra indarno chieggono

La pia corteccia amara.

Lasso! una Furia, immobile

Veglia a le porte, e grida;

L'altre d'infami aconiti

Colman la tazza infida:

Morte l'offerta vittima

Impaziente affretta.

Trema: il tuo capo, o misera,

È sacro a la vendetta.

Va; con promesse e lagrime

Stanca la tua Diana;

Offendi il casto imperio

Con servitù profana.

Altro giurasti: intesero,

Per danno tuo, gli Dei:

Lo sa Diana: il Tartaro

T'avrà se mia non sei.

Essa al figliuol di Venere

Turbar non osa il regno:

Anzi il difende e il libera,

Il serve, e n'è sostegno.

Mentre Cidippe affidasi

A le devote soglie,

Si vede a piè discendere

L'aurato pomo, e 'l coglie.

O Dea, sarò d'Aconzio,

Ardito amor vi scrisse:

Vide l'incauta vergine

Sarò d'Aconzio, e il disse.

Del giuramento incognito

Indarno il cor si dolse:

Giurato i labbri aveano;

Diana il voto accolse.

L'accolse: invano i talami

Altro imeneo chiedea;

Febbre crudel vietavali,

E il petto infido ardea.

Ah, se ad uguale ingiuria

Da pena ugual ti piace,

Compi l'antico esempio,

Gran Diva, e accorda pace.

Pace: d'Amor la gloria

Serba: costei si pente.

Partite, o febbri indomite,

Dal bel corpo languente.

E tu, che incerta e tacita

Lasci a' sospiri il corso,

O da terror derivino,

O pur dal tuo rimorso;

Deh, con più fido augurio,

L'ignuda destra porgi;

Rompi il crudel silenzio;

E morte inganna, e sorgi.

Qual speri onor se a l'Erebo

Discendi ombra spergiura?

Quai voti allor ti salvano

Da le roventi mura?

Pria d'una vita inutile

Pietoso il Ciel mi privi;

Poscia gli Dii ti rendano

Le tue promesse, e vivi.