CLXXX

By Giovan Battista Nicolucci

La dolcezza ch'io piglio

in far che il mio rettor sia il vostro cenno

costante mi mantien nel duro essiglio

che parmi aver da voi, bench'io sia vosco,

e da l'amato ciglio

vien al troppo desio cotanto senno

che ai segni del mio cor mi riconosco,

e gli spirti amorosi audaci e intensi

perché noti non sian stringo e riparo,

e nel servirvi e torcere i miei sensi

non mi è il dolce sì amaro,

che l'amar non mi sia più dolce e caro.