CLXXXI – Savioli

By Giacomo Leopardi

Ben sotto al carro i vigili

Corsieri atri affatica

Del regnator silenzio

La tenebrosa amica;

Ben cielo e terra e oceano,

Tutto è tranquillo e tace;

Ma non però la tenera

Fanciulla nostra ha pace.

Essa, d'Amor, che l'agita,

Ferita il lato manco,

Stanca le piume incomode

Col giovinetto fianco.

E già del fosco Mennone

La sconsolata madre

Sorse tre volte a togliere

L'ombre agghiacciate ed adre,

E le pupille cerule

Anco trovò tre volte

Stanche, e per veglia languide,

Ma a veglia ancor non tolte.

Deh, a i bruni luoghi ov'abiti,

Se prece, o Sonno, arriva;

Se ardesti mai, posandoti

Su gli occhi a qualche Diva;

Vieni: il leteo papavero

Scuotan le tempie ingombre,

E le grand'ali fendano

Le pigre e rigid'ombre.

Racchiusi usci non vietino

A te che non t'innoltri;

E inosservato e placido

Giugni a le fide coltri.

Più cure aspre e sollecite

Lor troverai d'intorno,

Ferme di non rimoversi

Indi, neppur col giorno.

Ma inaspettato, e carico

D'oblio, liquor le asperga;

O lor, toccando, dissipi

La taciturna verga.

Se su la sponda assidesi

Amor, si corchi, e taccia;

O altrove il volo movere

Finché tu stai, gli piaccia.

Non manca ov'ei rivolgasi

Su l'istancabil'ali,

Se al regno suo soggiacciono

Gli Dii, non che i mortali.

Che più? se al chiesto uffizio

Altro s'oppon, si toglia:

E a te fedel Silenzio

Guardi la muta soglia.

Col dito al labbro, ei rigido

Il passo a ciascun vieti:

Solo l'entrar sia libero

A miti sogni e lieti.

Figli di te, vestendosi

Di cento ombre leggiadre,

Escan da l'uscio eburneo,

Accompagnando il padre;

Escano, e me presentino

A la fanciulla mia:

Oggetto indarno cercano

Che caro a lei più sia.

Seco fra' sogni ell'abbiami,

Poich'altro a lei non lice;

E i sogni almen le fingano

Il nostro amor felice.

Ma deh però, che fervidi

Non sian ne l'opra assai;

Deh, che la gioia insolita

Non la svegliasse mai.

Sovente ancor Penelope

Sognò del Greco amato,

E nel sognar destandosi,

Credette averlo a lato:

Poi, fra le piume vedove

Stesa l'incerta mano,

De l'error, lassa, avvidesi,

E pianse a lungo invano.