CLXXXII

By Matteo Bandello

Occhi leggiadri, amorosetti e vaghi,

che 'n fuoco mi poneste,

ov'ardo e qual fenice mi rinovo,

quanto mi giova che per voi s'appaghi

il cor, e che si deste

l'alma a seguir il lume altiero e novo!

Per cui dolcezze i' provo

tante e sì dolci che d'ambrosia il cibo,

quello che 'n voi delibo,

avanza, e quanta mai dolcezza avesse

chiunque Amor per più beato elesse.

Ma perché l'alma in l'incredibil gioia

tutta s'immerge ed altro

non cerca, né gustar vuol più diletto,

resta la lingua muta, e sì m'annoia

che 'l viver mio no scaltro,

né 'l piacer posso dir quant'è perfetto.

Ch'un vostro solo effetto,

se si potesse con parole dire,

farebbe ogni uom gioire;

ed io mostrato a dito ne sarei

detto beato e cinque volte e sei.

E pur mi sforzo di vostr'alti effetti,

mirabili e divini,

quel poco dirne di ch'io son capace.

Ai vostri raggi, al mondo sol perfetti,

tutti gli altri occhi chini

stanno, così gli abbaglia vostra face.

E dov'a quelli piace

volger l'onesto e fiammeggiante giro,

attorno attorno, in giro,

ride la terra, il mar s'acqueta, e l'aria

le nubi sgombra ed in seren le varia.

Ch'esce un splendor da vostre sante luci,

e tanta apporta grazia,

che potrebbe allumar l'oscuro inferno.

E dove sète voi le scorte e duci

ogni contento spazia,

simile a quel che rende l'uomo eterno,

tal che per quant'i' scerno

lume più bel il ciel non mira o copre.

Né credo che s'adopre

per far, Natura, cosa mai sì vaga,

ove del mondo tutto 'l bel s'appaga.

Voi sète que' begli occhi che donate

del paradiso l'arra

a chi divoto il vostro lume segue.

Sì gaiamente ognora vi girate,

che spesso in voi s'inarra

eterna pace, senza guerre o tregue.

E tanto si consegue

lieti e gioiosi in vista a contemplarvi,

ch'eternamente starvi

vorria dinanzi ogni uom; e quest'i' bramo

n'altra a voi grazia, che mirarvi, chiamo.

I' non vorrei già mai vedermi privo

della vostra presenza,

u' la mia vita sol si fa felice.

Mor'io, begli occhi, moro, né son vivo

allor che resto senza

vostr'alma vista, ond'ogni ben s'elice.

E tanto dir mi lice,

che tutto quel che spira in questo clima,

(se 'l dritto, e ver si stima),

tant'ha di bello, e tanto par che vaglia,

quant'a voi par che di mirarlo caglia.

Però s'io cerco in ogni luogo e tempo

starvi, begli occhi, innanzi,

e tutto 'l resto poi non curo o prezzo;

e se mi doglio, che non più per tempo

vi vidi, e vuo' ch'avanzi

questa voglia tutt'altre senza mezzo,

vogliate omai che 'l rezzo

d'i miei sospiri angoscïosi e amari

dilegui, e i vostri chiari

raggi ver' me volgete, e quelle ciglia,

ch'al mondo son l'ottava meraviglia.

Se guarderai, canzone,

ch'ignuda se' e parli in basso stile

del bel lume gentile,

sola star non vorrai nel sacro fondo

di quest'acque tranquille, ov'io t'ascondo.