CLXXXIII – Bettinelli
Vedi già di lontan fumar le ville;
E a poco a poco dileguarsi in giro,
E col giorno venir manco, gli obbietti
Onde pareva or or tutta ingemmarsi
Giù per le due gran braccia in mar distese
L'incurvata riviera, e i lidi opposti.
Ma vedi, al primo uno spettacol novo
Già succeder più vago, ove si stende
Napoli, e siede quasi centro al cerchio.
Spuntan col cielo a gara in ogni parte
Piccole stelle e inordinati fuochi
Qua e là, da i tetti, e da le logge, e lungo
La china d'ogni colle e d'ogni spiaggia;
Che in mar riverberando, a noi rassembra
Tutta avvampar d'incendio la marina.
Sul molo intanto, scintillando, e a Chiaia,
E per la Nova via, scorrono ardenti
Fiaccole, a cento e cento cocchi avanti,
Lunghe ignee striscie in sul sentier lasciando.
Come i rappresi e fermentati in alto
Sottili effluvi che, rompendo la fiamma,
Caggion segnando in ciel lucidi solchi,
E poi, gravi di pingue atro bitume,
Van lambendo il terren; larva notturna,
E terror grave al peregrino ignaro,
Che più fuggendo, più sel vede a tergo,
Né sa che col fuggir, seco lo tragge.
Ma quale, ahimè, fiamma improvvisa io miro
Su quell'erto apparir giogo fumante?
Ah quella certo, del Vesuvio è quella
L'ira tremenda, onde qui spesso udimmo
Pianger la gente e ragionare insieme.
Via, nocchier, dà ne i remi; e quinci tratto
Volgiam la proda, e rifuggiam ne l'alto.
Ben mi rammenta ancor quai ne sostenne
Più d'un'antica etade orridi scempi:
Quando da prima i sotterranei chiostri
D'un urlar sordo, d'un muggir profondo
Udia dar segni, indi annerarsi tutta
L'aria, tremare il suolo, e gli animali
Palpitanti vedea perdere il moto.
Cani intanto abbaiar, nitrir cavalli,
E rompendo i capestri, ir da le stalle
Correndo incerti a la campagna. Oh come
Fuggian da i boschi i paurosi augelli
A cercar tra noi tetto: oh quante schiere
Di topi immondi e di schifosi insetti
Da i nascondigli uscir; ché l'abborrita
Luce già più non abborriano. A un tempo
Mirò nel porto un ondeggiar di navi
Tra l'onde in calma; ed alberi ed antenne
Strider, piegar, strapparsi. Allor, la bocca
Già rosseggiando da le cime ardenti,
Ecco fumo, ecco lampi, ecco scintille,
E tuoni, e fiamme, e folgori. Oh qual vasto
Vomitar d'infocati ignei torrenti!
Quai rivi e fiumi, ridondante piena,
Di bitume, di zolfo, e di metalli
Disciolti, in giù movea tra le volute
Di fumo immense, e i nebulosi globi
Di cenere, di calce, e di rotanti
Enormi massi; onde coperte ed arse
Qua e là campagne, e con gli armenti oppresse
Ville e pastor, città, capanne, e genti,
Ebbero morte a un tempo solo e tomba!