CLXXXIII – Bettinelli

By Giacomo Leopardi

Vedi già di lontan fumar le ville;

E a poco a poco dileguarsi in giro,

E col giorno venir manco, gli obbietti

Onde pareva or or tutta ingemmarsi

Giù per le due gran braccia in mar distese

L'incurvata riviera, e i lidi opposti.

Ma vedi, al primo uno spettacol novo

Già succeder più vago, ove si stende

Napoli, e siede quasi centro al cerchio.

Spuntan col cielo a gara in ogni parte

Piccole stelle e inordinati fuochi

Qua e là, da i tetti, e da le logge, e lungo

La china d'ogni colle e d'ogni spiaggia;

Che in mar riverberando, a noi rassembra

Tutta avvampar d'incendio la marina.

Sul molo intanto, scintillando, e a Chiaia,

E per la Nova via, scorrono ardenti

Fiaccole, a cento e cento cocchi avanti,

Lunghe ignee striscie in sul sentier lasciando.

Come i rappresi e fermentati in alto

Sottili effluvi che, rompendo la fiamma,

Caggion segnando in ciel lucidi solchi,

E poi, gravi di pingue atro bitume,

Van lambendo il terren; larva notturna,

E terror grave al peregrino ignaro,

Che più fuggendo, più sel vede a tergo,

Né sa che col fuggir, seco lo tragge.

Ma quale, ahimè, fiamma improvvisa io miro

Su quell'erto apparir giogo fumante?

Ah quella certo, del Vesuvio è quella

L'ira tremenda, onde qui spesso udimmo

Pianger la gente e ragionare insieme.

Via, nocchier, dà ne i remi; e quinci tratto

Volgiam la proda, e rifuggiam ne l'alto.

Ben mi rammenta ancor quai ne sostenne

Più d'un'antica etade orridi scempi:

Quando da prima i sotterranei chiostri

D'un urlar sordo, d'un muggir profondo

Udia dar segni, indi annerarsi tutta

L'aria, tremare il suolo, e gli animali

Palpitanti vedea perdere il moto.

Cani intanto abbaiar, nitrir cavalli,

E rompendo i capestri, ir da le stalle

Correndo incerti a la campagna. Oh come

Fuggian da i boschi i paurosi augelli

A cercar tra noi tetto: oh quante schiere

Di topi immondi e di schifosi insetti

Da i nascondigli uscir; ché l'abborrita

Luce già più non abborriano. A un tempo

Mirò nel porto un ondeggiar di navi

Tra l'onde in calma; ed alberi ed antenne

Strider, piegar, strapparsi. Allor, la bocca

Già rosseggiando da le cime ardenti,

Ecco fumo, ecco lampi, ecco scintille,

E tuoni, e fiamme, e folgori. Oh qual vasto

Vomitar d'infocati ignei torrenti!

Quai rivi e fiumi, ridondante piena,

Di bitume, di zolfo, e di metalli

Disciolti, in giù movea tra le volute

Di fumo immense, e i nebulosi globi

Di cenere, di calce, e di rotanti

Enormi massi; onde coperte ed arse

Qua e là campagne, e con gli armenti oppresse

Ville e pastor, città, capanne, e genti,

Ebbero morte a un tempo solo e tomba!