CLXXXIX – Bondi
Vagan gli ospiti intanto, e in ogni parte
Godono esaminar la reggia aprica.
Il Piacer mai dal fianco lor non parte,
E mostra, fin ch'ei può, la faccia amica:
Ma innoltra sempre: ché in quel loco mai
Non è concesso di fermarsi assai.
Molti il bramano, è ver; ma nol consente
Il Tempo inesorabile, che avanza.
Lieve ei corre così, che non si sente;
Né indietro ha mai di ritornare usanza:
Spingesi innanzi l'affollata gente,
Che di mal grado va cangiando stanza;
Ei pur l'incalza; e di partir fa fretta,
Né per preghiere o per lamenti aspetta.
Da lui sospinta, al declinar del giorno,
Passa la turba, e di partir s'attrista:
Altri intanto sottentra, e il bel soggiorno,
Che vanno i primi abbandonando, acquista.
Giran quelli, partendo, il guardo intorno,
Né più il Piacer né la Speranza han vista;
Ché sol con loro il Desiderio resta,
E la Memoria sterile e molesta.
S'avvian taciti, soli, e senza scorta;
Ché mai chi parte accompagnar non s'usa:
La scontentezza sul sembiante porta
Ognun dipinta, e il suo destino accusa.
Giungono in fine a la dolente porta,
Che guarda a sera, ed è a l'uscir dischiusa;
Dove ognor veglia su marmoreo scanno,
Invan pentito, il tardo Disinganno.
Come uom che di se stesso ha maraviglia,
Stupido ha il guardo, e l'aria greve e lenta;
Stringe le labbra, e ficca al suol le ciglia,
E il fronte chino con la man sostenta:
Fatto cauto per prova, altrui consiglia;
E gli anni scorsi con dolor rammenta;
Guarda indietro sovente, e poi sospira,
E l'albergo onde uscì, bieco rimira.
Da l'altra parte, in vedovile spoglia,
A ragionar con lui Vecchiezza siede.
Gli anni in lei non cangiar pensieri o voglia;
Benché già incurvi, e le vacilli il piede:
Di non poter più entrar par che le doglia;
E assai notizie a chi vien fuor richiede;
Indi, con voce trmolante e bassa,
Dal bel loco accomiata ognun che passa.
Così lascian l'albergo, allor che il raggio
Diurno inchina a l'occidente, e manca.
Poco lor resta a compiere il viaggio;
Ché il fin s'appressa, e il tardo piè si stanca.
Per loco errando van muto e selvaggio,
Incerti, a destra declinando e a manca:
Ché di cure acutissime e di stenti
Piena è la strada, e di pensier pungenti.
Ma poco van, che inevitabil ombra,
Crescendo, annunzia la funerea sera:
Un ferreo sonno i lumi stanchi ingombra,
E col dì chiude la mortal carriera.
Finisce allora il breve incanto; e sgombra
Il finto albergo, e non appar dov'era.
Apron, miseri, gli occhi; e in quel momento
Veggon sol nebbia dileguarsi al vento.