CLXXXIX

By Berardino Rota

Candida notte e più che ’l dì serena,

che ’l ben mi dai che già morte mi tolse;

ahi, perché l’alma anchor teco non volse

girsen col sonno e con sua dolce pena?

Ritorna, prego, e quel piacer rimena

che dolcemente i miei spirti raccolse

dispersi e vaghi, e nel partir poi sciolse

in caldo vento, in lagrimosa vena.

Scender da Dio, ripreso il suo bel velo

parea madonna, e al suo cerchio menarme,

e tutto intento a riverirla il cielo.

Che potea più la notte e ’l sonno darme?

O caro inganno! Il meglio i’ taccio e celo:

resti pur la memoria a consolarme.