CLXXXIX
Chi si fida in altrui quanto è mal saggio!
Prima poco splendea, pur oggi è spento
de la fede tra noi l'ultimo raggio.
Non si trova un fra mille uomini e cento
che con un suo particolar non pensi
usar qualche color di tradimento.
Sol con la fraude al suo bisogno viensi;
l'immensa ingratitudine (ahi, mal nato
secolo!) paga i benefìci immensi:
quel ch'è più debitor, quel è più ingrato;
chi dev'esser più fido è men leale;
tanto il mondo è corrotto e adulterato.
L'amar non giova, il ben servir non vale
anzi per cosa vil par che s'additi
chi non sa per il ben render il male.
Son gli amici e i parenti oggi traditi
dagli amici e parenti, e spesso sconta
un gran demerto gli obblighi infiniti.
Dunque amicizia, affinità congionta
non ci assicura, anzi via più c'inganna
quanto ha più 'l destro a farci danno ed onta.
Già pioveva dal ciel nèttare e manna,
ora piove gl'inganni e i tradimenti,
tal che chi vuol guardarsi invan s'affanna.
Chi si guarderà mai, se fra gli armenti
diventa il pastor lupo e 'l prato ameno
sotto i più vaghi fior cela i serpenti?
chi si guarderà mai, se il mondo è pieno
di Sinoni, Ginami, Bruti e Cassi,
c'hanno 'l mèl sempre in bocca e 'l tòsco in seno?
chi si guarderà mai ? chi 'n cielo stassi,
poi che qua giù la mano empia ed avara
nel sangue del fratel vermiglia fassi;
chi può guardarsi, oimè ! se la più cara,
grata famiglia nel tuo proprio nido
t'ordisce incomprensibil fraude e rara?
Alza tu, mondo, insino al cielo il grido
e tu, terra, trangugia nel tuo centro
l'anima e l'ossa d'ogni spirto infido.
Questo mar di perfidia, ove son dentro
sommersi tanti, è senza riva o fondo,
tal che in sì largo pelago non entro:
solo a mirar tant'acque io mi confondo,
signore illustre, e son di scusa degno,
ché, per solcare un mar tanto profondo,
altro Tifi bisogna ed altro legno.