CLXXXIX

By Franco Sacchetti

L'ultimo giorno veggio che s'apressa,

considerando nel tempo moderno

quanto ne' vizii nostra vita corre.

Lupo è fatto il pastor con tanta ressa,

che niente segue del Signor superno,

ma tra le pecorelle in furia scorre:

al iudicio divin si vuol opporre,

che tolto gli ha quel che Cristo non volle.

O mente cieca e folle,

non pensi tu al maggior, che pover visse,

e che già mai non scrisse

che sacerdote alcun reggesse gente?

Ma ch'e' fosson rettor di ciascun'alma,

la legge sua il consente,

con umiltà predicando sue verba,

fuggendo ciò che genera superba.

O Pietro, al mondo qual città tenesti?

Appena tua fu la rete e la barca;

e quanti già per te si convertiro!

O morte in croce, che lieta prendesti

per seguir il tuo sommo patriarca,

a capo fitto per maggior martìro!

O tutti quanti gli altri, che seguiro

morti diverse con ardente zelo,

sedete voi in cielo

per aver fatto a' cristiani guerra

o per disiar terra

o per uccider, o per esser morti?

Pensa al tuo nome un poco, o padre santo,

se santo ti conforti,

ed a quel buon Gregorio, da cui déi

intitolar "servus servorum Dei".

Abraccia temperanza e vinci l'ira

con sana mente, e poi vedra' cagione,

che ti farà conoscer tanti mali

(e qual maggior, che con voglia sì dira

cacciasti i mercatanti e le persone,

e poi rubati da' più tuo' carnali

ed interdetti gli uffici anuali?):

de' quali più seria degna Limoggia:

ché forse alcuna foggia

non v'è di ben, dove qui ne son molte.

Se non mi credi, ascolte:

de le tue terre i poveri comiato

ebbon ne l'anno caro, ove Fiorenza

a lor mantenne il fiato:

sì che tu puo' bandir e piuvicare,

ch'ancor fia giudicato il giudicare.

Galee in corso, o sommo sacerdote,

qual scrittura favella che tu mandi,

rubando ciascheduna mercanzia?

O bel pescar che fai, ma non a trote!

E come in mar, così in terra spandi

maggior nequizia per sì fatta via:

barbera nation spietata e ria

un de' tuoi santi cardinal conduce,

di loro guida e duce.

Qual Faraoni mai, qua' re d'Egitto

comison tal delitto

che quando festi rimedir Toscana

da l'altra gente? Che po' la tua terra,

fuor di natura umana,

pigliaron, distruggendo ogni famiglia,

ed ancor giace sotto loro artiglia!

Questa è la fede che nel mondo accendi,

che, predicando i tuoi tra' Saracini,

ha' fatto che tal gente sì gli segue!

Quelli, in contro a' qual pugnar attendi,

non è il sepolcro ne li lor confini,

dove combatter déi sanza tregue;

ma e' ti par che ci abbia troppe legue,

perché paura cresce, e l'amor manca.

Vicario da man manca,

va guarda dove il tuo Signor fu posto,

che tra' cani è nascosto,

e là combatta ognuno e faccia punga!

E s'alcun ha voluto libertate,

che prete più nol punga;

diffetto mosse dagli tuo' tiranni:

pìgliati il censo, ed avrai men affanni.

Se colpa fosse quel che colpa tieni,

e tu avessi santità o fede,

caro l'avresti per usar perdono;

dove, a seguir il modo con che vieni,

se mille alme avessi, mai merzede

non aspettare dal celeste trono.

Quante famiglie e quante e quante sono

che per lo tuo diffetto miserando

andran peregrinando;

e quanti morte n'avranno da parte

pel tuo seguir di Marte,

il quale più che Manuel adori!

Chi renderà quel che per te si toglie?

Né tu né ' succesori,

però che in povertà tosto serete;

e se poteste, a cui non saprete.

Volgi il pensier, o pontefice nostro,

e non seguir quel che ti tira al peggio;

umile vivi, se vuo' star in pace!

E de le profezie leggi lo 'nchiostro,

che tutte hanno detto contro al seggio

d'ogni pastor per lor vita falace;

ed ancor cerca chi seppe e chi sace,

ed ogni saggio che disse e che dice:

ché nessun contradice,

il giudicio di Dio facendo noto.

E ben è dentro al loto,

chi non vede le rocche e le gran mura

dell'altrui spoglie fatte, e l'alte torri

vinte sanza armadura:

ch'è fattura del Cielo ciò, non pensi,

donando spesso quel ch'altrui conviensi.

Canzon, chi dice il ver, non s'affatica,

ed a cui Dio vuol mal, gli toglie il senno,

sì che talor poco ode e meno intende;

niente di men bisogno è che tu dica,

ché le parole assai già volger fenno,

spegnendo il foco, spesso, che s'accende.

Dove il papa s'attende,

digli che mal istan tutte le membra,

quando il capo pur nel mal s'assembra.