CLXXXV

By Francesco Beccuti

Non ti lagnar, Tibullo,

tanto fuor di misura

a Glicera pensando iniqua e dura,

né men cantar meste elegie, perch'ella

dopo la rotta fé sembri più bella.

L'amor di Ciro strugge

Licorida vezzosa e Ciro, insano,

segue Foloe che fugge

con pensier aspro e sì dal suo lontano,

che pria vedrem le capre ai lupi unire

che l'infelice adempia il suo disire.

Così piacque a la dea che per trastullo,

con giuoco pien di lai,

sotto aspro gioco accoglie

disegual forme e voglie.

Anch'io, chiamato a più bel nodo, entrai

ne l'indegne catene d'un'ancilla,

del mar più fiera assai

che rode e freme tra Cariddi e Scilla.