CLXXXV

By Giovan Battista Nicolucci

Son questi quegli accenti sì divini

che tra perle e rubini

escon dolci e soavi?

Son questi quei concetti così gravi

da' quai par che s'affini

la mente in figurar l'altezza loro?

È questo il bel tesoro

onde il mio cor le sue ricchezze invola?

Ch'io sia, per ritener la voglia ascosa,

constretto ad udir cosa

che m'attrista, e non quel che mi consola,

e l'alma si confonda e resti sola?

De le disparità che non han fine

più m'accorgo e m'affligo

poiché ambe son vicine,

e a un tempo in esse l'intelletto affigo;

ben or conosco, e pria conobbi ancora,

quanto si brami il bel che n'è dinanzi,

e, se vietato fora,

quanto il bramarlo più sempre s'avanzi.