COLNADONA

By Melchiorre Cesarotti

O Peregrino di rimote valli,

Fosco-rotante, o di turbati rivi

Colamo spargitor, veggo il tuo corso,

Che tra le piante in tortuosi gorghi

Presso le sale di Carulte ondeggia.

Qui la vezzosa Colnadona alberga,

Meraviglia a veder: sono i begli occhi

Vive stelle d'amor, biancheggia il braccio

Siccome spuma di torrente alpino.

Lento lento sollevasi alla dolce

Aura d'un insensibile sospiro

Il bianco petto, quasi tremula onda

Che fiede il margo o si ritira; è l'alma

Fonte di luce, alma gentil. Qual era,

Qual fu tra le donzelle a te simile,

Colnadona vezzosa, amor d'eroi?

Alla voce del Re ver Crona ondoso

Toscar di Luta, e giovinetto ancora

Ossian nel campo, s'avviar congiunti.

Tre cantor co' lor canti i nostri passi

Precedean lenti, e tre cerchiati scudi

Ci portavano innanzi; a noi commesso

Avea l'alto Fingal d'erger la pietra

Ricordatrice di passate imprese:

Ch'ei sul muscoso Crona avea già spersi

I suoi nemici; l'un sull'altro infranti

Rotolaro i stranier, qual sopr'onda onda

Sul trabalzato mar voltola il vento.

Giungemmo al campo della fama, e a un tempo

Scese notte dai monti: io dal suo masso

Una quercia divelsi, e in su quel tronco

Ersi una fiamma; con quest'atto invito

Feci a' miei padri a risguardar dall'alto

Delle nebbiose sale, ed alla fama

De' loro figli isfavillar sul vento.

Fra l'armoniche note io dal torrente

Trassi una pietra; vi pendea rappreso

Sul verde musco de' nemici il sangue.

Sotto tre cerchi de' brocchieri ostili

Posi, seguendo con misure e tempi

L'alzarsi alterno e l'abbassar del suono

Della voce d'Ullin: Toscar sotterra

Pose un pugnale, e una forbita maglia

Di risonante acciar: di terra un monte

Femmo intorno alla pietra, e ai dì futuri

Di parlar le imponemmo. O tu, diss'io,

Tu del torrente pantanosa figlia,

Ch'or qui sei ritta, ah tu favella, o pietra,

Alla schiatta dei fiacchi, allor che spenta

Fia la di Selma gloriosa stirpe.

Verrà qui stanco in tempestosa notte

Il peregrino, e 'l travagliato fianco

Qui presso adagerà: ne' sogni suoi

Forse avverrà che zufolare ascolti

Scosso al vento il tuo musco. Entro il suo spirto

Sorgeran gli anni che passar; battaglie

Vedrà, spade brandirsi, e scagliarsi aste,

Ferir, cader feroci re. La Luna

Manda frattanto in sul turbato campo

Pallido raggio; ei sul mattin dai sogni

Scuotesi in foco, il guardo gira, e scorge

Le tombe dei guerrier: che pietra è quella?

Fia che domandi: ed uom di chioma antica

Risponderà: stranier, l'onora, ah questa

È d'eroi ricordanza: Ossian l'eresse,

Ossian, guerrier della passata etade.

A noi venne un cantor, l'invia Carulte

Amico dei stranieri: egli c'invita

Al convito dei regi, al caro albergo

Della lucente Colnadona: andammo

Alla sala dell'arpe. Ivi crollando

Il biancheggiante crin, Carulte in volto

Splendea di gioia in rimirarsi innanzi

De' cari amici i giovinetti figli,

Quai due robuste e rigogliose piante.

Sangue de' valorosi, ei disse, ah voi

Mi chiamate allo spirto i giorni antichi,

Quando scesi dal mar la prima volta

Alla valle di Selma. Io giva in caccia

Di Dumocarglo insultator del vento:

Che fur nemici i nostri padri: appresso

L'ondoso Cluta ci scontrammo: ei lungo

Il mar fuggissi: dietro lui le vele

Spiegai; notte discese, ed il mio corso

Traviò sul profondo. Io venni a Selma

Al soggiorno dei re: Fingallo uscio

Co' suoi cantori, e presso avea Colonco

Braccio di morte: io festeggiai tre giorni

Nella sua sala, e rimirai la bella

Sposa d'Erina dall'azzurro sguardo,

La nobile Roscrana, astro lucente

Del sangue di Corman: né già tornai

Quinci negletto alle mie terre; i regi

Diero a Carulte i loro scudi, e questi

In Colamo colà pendon sublimi,

Ricordanza gradita. Altera prole

Di generosi padri, ah tu risvegli

Nel ravvivato spirto i giorni antichi.

Disse gioioso, indi piantò nel mezzo

La quercia del convito. Egli due cerchi

Prese dai nostri scudi, e quelli in terra

Pose sotto una pietra, ond'essa un giorno

Parli del fatto co' venturi eroi.

Se mai, disse, avverrà che quinci intorno

Rugghi battaglia, e i nostri figli all'arme

Corran presi da sdegno, a questa pietra

Forse la stirpe di Carulte il guardo

Rivolgerà, mentre turbata appresta

L'aste di guerra: oh! che veggiam? su questa

Pietra, diranno, i nostri padri un giorno

Scontrarsi in pace; e getteran l'acciaro.

Notte discese: di Carulte in mezzo

Fessi la figlia, Colnadona amata,

Vaghezza degli eroi: mista coll'arpa

S'alzò la cara voce; al vago aspetto

Smorto Toscar fessi nel volto, e ad esso

Amoroso scompiglio invase il core.

Ella brillava in sul turbato spirto,

Qual su turbato mar brilla repente

Raggio che fuor da nube esce, e ne investe

I flutti, e il colmo nereggiante alluma.

Noi sul mattin di Colamo col corno

Svegliammo i boschi, e perseguimmo intenti

L'orme de' cavrioli: essi cadero

Lungo i noti ruscei. Tornammo alfine

Alla valle di Crona: uscir dal bosco

Vediam vago garzon, ch'alza uno scudo,

E una lancia spuntata. Onde sen viene,

Disse Toscar, quel vivo raggio? alberga

In Colamo la pace appo la bella

Colnadona dall'arpe? Abita pace,

Sì, rispos'egli, a Colnadona appresso:

Ma or verso il deserto i passi ha volti

Col figliuolo del Re, quello che il core

A lei pocanzi per la sala errando

Prese d'amore. O di novelle ingrate,

Toscar soggiunse, apportator, notasti

Del guerriero il sentier? morrà costui,

Morrà, dammi il tuo scudo: egli lo scudo

Rabbioso afferra. Ecco repente addietro,

Meraviglia soave, alzarsi il petto

D'una donzella, biancheggiante e molle;

Come seno talor di liscio cigno

Tremola candidissimo su l'onda.

Colnadona era questa, essa, la figlia

Del buon Carulte: l'azzurrino sguardo

Avea volto a Toscar, volselo, e n'arse.