COLNADONA
O Peregrino di rimote valli,
Fosco-rotante, o di turbati rivi
Colamo spargitor, veggo il tuo corso,
Che tra le piante in tortuosi gorghi
Presso le sale di Carulte ondeggia.
Qui la vezzosa Colnadona alberga,
Meraviglia a veder: sono i begli occhi
Vive stelle d'amor, biancheggia il braccio
Siccome spuma di torrente alpino.
Lento lento sollevasi alla dolce
Aura d'un insensibile sospiro
Il bianco petto, quasi tremula onda
Che fiede il margo o si ritira; è l'alma
Fonte di luce, alma gentil. Qual era,
Qual fu tra le donzelle a te simile,
Colnadona vezzosa, amor d'eroi?
Alla voce del Re ver Crona ondoso
Toscar di Luta, e giovinetto ancora
Ossian nel campo, s'avviar congiunti.
Tre cantor co' lor canti i nostri passi
Precedean lenti, e tre cerchiati scudi
Ci portavano innanzi; a noi commesso
Avea l'alto Fingal d'erger la pietra
Ricordatrice di passate imprese:
Ch'ei sul muscoso Crona avea già spersi
I suoi nemici; l'un sull'altro infranti
Rotolaro i stranier, qual sopr'onda onda
Sul trabalzato mar voltola il vento.
Giungemmo al campo della fama, e a un tempo
Scese notte dai monti: io dal suo masso
Una quercia divelsi, e in su quel tronco
Ersi una fiamma; con quest'atto invito
Feci a' miei padri a risguardar dall'alto
Delle nebbiose sale, ed alla fama
De' loro figli isfavillar sul vento.
Fra l'armoniche note io dal torrente
Trassi una pietra; vi pendea rappreso
Sul verde musco de' nemici il sangue.
Sotto tre cerchi de' brocchieri ostili
Posi, seguendo con misure e tempi
L'alzarsi alterno e l'abbassar del suono
Della voce d'Ullin: Toscar sotterra
Pose un pugnale, e una forbita maglia
Di risonante acciar: di terra un monte
Femmo intorno alla pietra, e ai dì futuri
Di parlar le imponemmo. O tu, diss'io,
Tu del torrente pantanosa figlia,
Ch'or qui sei ritta, ah tu favella, o pietra,
Alla schiatta dei fiacchi, allor che spenta
Fia la di Selma gloriosa stirpe.
Verrà qui stanco in tempestosa notte
Il peregrino, e 'l travagliato fianco
Qui presso adagerà: ne' sogni suoi
Forse avverrà che zufolare ascolti
Scosso al vento il tuo musco. Entro il suo spirto
Sorgeran gli anni che passar; battaglie
Vedrà, spade brandirsi, e scagliarsi aste,
Ferir, cader feroci re. La Luna
Manda frattanto in sul turbato campo
Pallido raggio; ei sul mattin dai sogni
Scuotesi in foco, il guardo gira, e scorge
Le tombe dei guerrier: che pietra è quella?
Fia che domandi: ed uom di chioma antica
Risponderà: stranier, l'onora, ah questa
È d'eroi ricordanza: Ossian l'eresse,
Ossian, guerrier della passata etade.
A noi venne un cantor, l'invia Carulte
Amico dei stranieri: egli c'invita
Al convito dei regi, al caro albergo
Della lucente Colnadona: andammo
Alla sala dell'arpe. Ivi crollando
Il biancheggiante crin, Carulte in volto
Splendea di gioia in rimirarsi innanzi
De' cari amici i giovinetti figli,
Quai due robuste e rigogliose piante.
Sangue de' valorosi, ei disse, ah voi
Mi chiamate allo spirto i giorni antichi,
Quando scesi dal mar la prima volta
Alla valle di Selma. Io giva in caccia
Di Dumocarglo insultator del vento:
Che fur nemici i nostri padri: appresso
L'ondoso Cluta ci scontrammo: ei lungo
Il mar fuggissi: dietro lui le vele
Spiegai; notte discese, ed il mio corso
Traviò sul profondo. Io venni a Selma
Al soggiorno dei re: Fingallo uscio
Co' suoi cantori, e presso avea Colonco
Braccio di morte: io festeggiai tre giorni
Nella sua sala, e rimirai la bella
Sposa d'Erina dall'azzurro sguardo,
La nobile Roscrana, astro lucente
Del sangue di Corman: né già tornai
Quinci negletto alle mie terre; i regi
Diero a Carulte i loro scudi, e questi
In Colamo colà pendon sublimi,
Ricordanza gradita. Altera prole
Di generosi padri, ah tu risvegli
Nel ravvivato spirto i giorni antichi.
Disse gioioso, indi piantò nel mezzo
La quercia del convito. Egli due cerchi
Prese dai nostri scudi, e quelli in terra
Pose sotto una pietra, ond'essa un giorno
Parli del fatto co' venturi eroi.
Se mai, disse, avverrà che quinci intorno
Rugghi battaglia, e i nostri figli all'arme
Corran presi da sdegno, a questa pietra
Forse la stirpe di Carulte il guardo
Rivolgerà, mentre turbata appresta
L'aste di guerra: oh! che veggiam? su questa
Pietra, diranno, i nostri padri un giorno
Scontrarsi in pace; e getteran l'acciaro.
Notte discese: di Carulte in mezzo
Fessi la figlia, Colnadona amata,
Vaghezza degli eroi: mista coll'arpa
S'alzò la cara voce; al vago aspetto
Smorto Toscar fessi nel volto, e ad esso
Amoroso scompiglio invase il core.
Ella brillava in sul turbato spirto,
Qual su turbato mar brilla repente
Raggio che fuor da nube esce, e ne investe
I flutti, e il colmo nereggiante alluma.
Noi sul mattin di Colamo col corno
Svegliammo i boschi, e perseguimmo intenti
L'orme de' cavrioli: essi cadero
Lungo i noti ruscei. Tornammo alfine
Alla valle di Crona: uscir dal bosco
Vediam vago garzon, ch'alza uno scudo,
E una lancia spuntata. Onde sen viene,
Disse Toscar, quel vivo raggio? alberga
In Colamo la pace appo la bella
Colnadona dall'arpe? Abita pace,
Sì, rispos'egli, a Colnadona appresso:
Ma or verso il deserto i passi ha volti
Col figliuolo del Re, quello che il core
A lei pocanzi per la sala errando
Prese d'amore. O di novelle ingrate,
Toscar soggiunse, apportator, notasti
Del guerriero il sentier? morrà costui,
Morrà, dammi il tuo scudo: egli lo scudo
Rabbioso afferra. Ecco repente addietro,
Meraviglia soave, alzarsi il petto
D'una donzella, biancheggiante e molle;
Come seno talor di liscio cigno
Tremola candidissimo su l'onda.
Colnadona era questa, essa, la figlia
Del buon Carulte: l'azzurrino sguardo
Avea volto a Toscar, volselo, e n'arse.