Comincia la canzione.
Quelli dei che 'n questo mondo
delli amanti hanno el governo
ringraziati in sempiterno
sien da noi col cor giocondo.
Ne' suo' casi adversi e rei
non die mai alcun pastore
diffidarsi delli dei,
né sprezzare el lor favore.
Benché paia ingrato Amore,
sa ben lui in un momento
porre in alto e far contento
quel che giù iacea in fondo.
Quelli dei che 'n questo mondo.
al mondo più e so che 'l mio giudizio
in questo fratel mio non è falibile.
E perché sempre ogni grande edifizio
e ciascuna opra è breve over durabile
secondo che fondato è 'l suo inizio
per dimostrarmi che non era labile
el suo amor, di sua man propria dettemi
in don più cose, l'una e l'altra amabile.
Or pensa un po' fratel se furo accettemi,
ch'io vo' tenerle in sempiterno secolo,
perché spesso la vita in corpo mettemi.
E quando un grande affanno infra me specolo,
per pigliar qualche pace e qualche svarico
riccorro a quei come la donna al specolo
Io el so che l'è tornata e sepil subito
e però como vede io vo cercandola
ma di trovarla mi sgomento e dubito,
perché un altro pastor va seguitandola
et è più inamorato e a lei più dedito
che non è il ghiro al sugo de la mandola.
Und'io assai temo non aver quel credito
ch'io ebbi già, e però el cor mi scoppia
quanto più mia disgrazia attento medito.
Io pagarei di formele una coppia
che a caso qui venisse, e certo credimi
ch'ogni amor vechio riacquistato adoppia.
E così grosolan come tu vedimi,
se ben sapessi fusse stata toltati,
ghe direi cose che tu non richiedimi.
A tempo in bona fé, Nicenio voltati:
eccola eccola qua quela tua diavola,
che pian pian viene e ciò che dici ascoltati.
Certo ne la mia mente io aspetavola,
unde mi par ch'essendo a tempo meriti
dir quel proverbio: El lupo si fe' in favola.
Crisida bella adio bonaveriti
che vai facendo qui sì solitaria
che vista non t'avia ne' dì preteriti?
Vo come nuvilete erando in aria
discaziate dal vento et io dal stimulo
d'amor, ché 'l voler mio già mai non svaria,
cercando qui costui, perch'io lacrimolo
la notte e 'l giorno: e siemi testimonio
Amor e 'l grege mio che ciò non simolo.
Spegner un vero amor non è idoneo
loco, fortuna, morte o longo termine
quando impreso è con virtüoso conio.
E se lui altro in suo mente determine
forte erra inver: ch'una perfeta piantola
convien che fruto bon produca e germine.
Nicenio mio, ti par? O quanto vantola
di tal parlar! Dunque, und'hai tanta rabia
che par che t'abia morso la tarantola?
Nulla cagion di duol mi par che abia;
come la gata fai, che fugge e miagola,
essendo lei qual tu inchiusa in cabia.
Crisida tua più dolce ch'una fragola
eccola qui: orsù, parla, lamentati,
che l'è ben savia e non legiera oragola.
Di' ora a lei ciò che tanto tormentati,
recita el tuo voler, nara ogni istoria,
acciò che lei qual io lamentar sentati.
Io sun in tanto gaudio e tanta gloria,
da poi che in questo loco ora ho vedutola,
che ho perso l'ingegno e la memoria
e quasi la mia lingua è fata mutola.
Pur, perché invero mi par cosa licita,
di buona voglia umilmente salutola.
E tu Silverio mio per tuo fé recita
quanto t'ho detto, el mio voler e l'animo
e quant'è la mia mente a lei solicita.
Tu sai ben ch'io non fu' mai pusilanimo
in compiacerti, né già mai s'intorbida
el bon voler, anzi ognor più me inanimo.
Crisida bella, dilettosa e morbida
prego che voglia mie parolle credere,
ché la sentenzia fie chiara e non torbida.
Nicenio ti ama più che capre le edere
e per tuo amor per queste valle insania,
e tu sol ben e mal gli puoi concedere.
Talvolta è d'una voglia tanto strania,
che, se non io con qualche ciance ho fatolo
pur ralegrar, saria morto di smania.
O quante volte i' l'ho visto disfatolo
più ch'agnelli a la nebia e gir cercandoti
sai tu come nocelle uno scoiatolo.
Per selve ognor fra pastor va laudandoti,
né puol senza di te un'ora vivere
e, com'io fo el mio can, lui va cercandoti.
Ogn'altra occupazion lassa prescrivere,
e volti tanto ben che l'è un miracolo,
sì ch'io non te 'l potrei già mai discrivere.
Lui ha lassato andar la piva e 'l bacolo,
e quasi nulla del suo grege curasi,
né el guarda più da lupi o altro obstacolo.
Con suo' compagni più non asicurasi
e suol pensar in te sua vita deputa
et <a> ogn'altra come un sasso indurasi.
Sol quel amante assai si stima e reputa
che sa tener nascoso el suo incendio
e dimostrar maiorana per neputa.
Dign'è d'infamia e di gran vilipendio
chi i suoi secreti per le piage predica
e sol danno e vergogna è il suo stipendio.
Nicenio i fati suoi nel petto dedica
e se da qualche duol si sente oprimere
cum pazïenzia sé medesmo medica.
I' non ti potrei mai a pieno exprimere
quel che in absenzia tua mei ochi videro,
che in un sasso pietà dorebe imprimere.
Quando a la fede e a l'amor considero,
durato tanto solido e immobile,
ch'ami lui qual lui te forte desidero.
Non puol in cor gentil star fede mobile:
sai tu, quel don che inanzi al partir destili
ancora el tiene invïolato e nobile.
Quanti atti e quanti cenni già mai festili
va rimembrando el dì per queste bricole
e tute le parole che dicestili.
Silver, le tue ragion non son già picole
e che in parte sia el vero atento vedolo,
però in la mente mia le 'mpronto e ficole.
Ma ch'el sia tanto in verità non credolo
e la ragion infra di noi è lepida,
bench'ogni amante a l'altro è sempre incredolo.
Vive sicur di questo, al tuto intrepida,
che tu sei sempre ogni suo adiutorio
e far poi la sua fiama or calda, or tepida.
Tu se' el remedio d'ogni suo martorio,
tu se' colei che sempre in suo petto abiti,
cum fede chiara più ch'un bello avorio.
E pria ch' e' sensi suoi mutino altri abiti
converà ben che 'l mar ritorni in polvere
e tuto quanto el mondo se disabiti.
Crisida dunque voglia a costui volvere
ogni tuo ingegno e lui nel tuo cuor pingere
e in esso il tuo amor tuto risolvere.
Voglia costui ne le tue bracia stringere,
costui la notte e 'l giorno e ognor seguita
ch'un virtuoso amor non si puol fingere.
Chi virtù ama e 'l suo contrar perseguita,
trova del ver camino el drito articolo
e nel fin fama e grande onor conseguita.
Costui potrai aver senza pericolo
a' tuoi comandi a qualunche ora piaceti
in valli, in piagge e in ogni monticolo.
In ciascheduna cosa ognor compiaceti
(e chi crede el contrario in acqua semina),
anzi ha in odio a sé ciò che dispiaceti.
Se amor cum gelosia talvolta gemina,
non ti maravigliar, ch'io ti notifico
ch'amor suol durar puoco in cor di femina.
Ma, pensando al tuo spirto alto e deifico,
scazia ogni dubio, e veramente credesi
ch'el non puol regnar fraude in cor magnifico.
Und'io vo' dirti ciò ch'a te richiedesi,
benché sia savia e priva d'ignoranzia,
come per l'opre tue s'intende e vedesi:
usa per l'avegnir perseveranzia
nel tuo amor, perché sempre incoronasi
chi gionge al fin con senno e vigilanzia.
In la bataglia sai che 'l premio donasi
a chi sta forte, e chi non sa soccorere
al suo bisogno, per viltà, impregionasi.
Non si dà el palio a chi cominzia a corere,
anzi a colui che in tal modo s'adopera,
che sa gagliardo drio al segno scorere.
El fin è guidardon di ciascun'opera,
però quei ch'al ben far presto si movano
e restan nel camin ciascun vitupera.
Più rar che fior di verno oggi si trovano
gli amici, tanto cresse la malizia,
domandisi color ch'ogni dì el provano.
Però avendo di costui notizia
sapil tener, ch'el <non> si può ringiongere
un ben transcorso via per pigrizia.
Or via non dico più, ch'io vegio giungere
il tempo di partirmi e perdonatemi,
ch'io voglio andar le mie capre a mongere.
Ma un piacer, vi prego, ambedui fatemi:
che state sempre insieme in bon comerzio
e com'io amo voi, così amatemi,
ch'un vero amor non puol patir divorzio.