Cristo ritrova la Madre, mentre s'incamina alla morte
Già sotto il grave pondo
De la funesta croce
Poggiava il Re del mondo
Al patimento atroce,
E lacero e battuto
A la morte correa tacito e muto.
Qual semplicetto agnello,
Che non sa far difese,
E mansueto e bello
Va tra nemiche offese,
Innocente pativa,
E più d'amor che di dolor languiva.
O quante scosse al fianco
Ha da l'armate schiere!
O quante volte stanco
Si lassa in giù cadere!
Ahi, dolore!ahi, pietade!
Il sostegno del mondo a terra cade.
Vacilla sì, ma ferma
Più la natura umana;
Per nostro amor s'inferma,
Ma d'ogni error ne sana:
O gran bontà divina,
De le nostre vergogne il volto ei china!
Come arator pietoso
Nel faticar costante,
Ha l'aratro amoroso
Del suo legno pesante,
Per fecondar d'intorno
De la mistica vigna il campo adorno.
Per tutto, ovunque ei passa,
Di sangue il suolo allaga;
Il capo in terra abbassa,
Perché morir s'appaga,
E con lettere vive
La salute de l'uomo in terra scrive.
Quando a l'orribil grido
De la giudaica tromba,
Et al confuso strido
Che languido rimbomba,
Ecco in mezzo la via
Col discepolo amato esce Maria.
Mira il beffato Cristo
Sommerso in tanta pena,
Sì deformato e tristo,
Che 'l riconosce a pena.
“Ahi, figlio!” dir può solo,
Che la voce restò tronca dal duolo.
A quell'amaro e grave
Spettacolo improviso
Con un pallor soave
Smarrisce il bianco viso;
Cade, manca, e non more,
Che del dolor fu più potente il core.
Cristo a l'orribil caso
De la sua Genitrice,
Immobile rimaso,
Nulla fa, nulla dice:
More e vive in un punto
Più da pietà che da valor trapunto.
Tanto è il suo duolo acuto
Che favellar non puote;
Favella sì, ma muto,
Con interrotte note,
In questo amaro suono:
“Tu mori, o Madre, e l'omicida io sono.
Tu mori, o Madre, et io
Non ti so dar conforto,
Io che t'uccido, o Dio,
In te mi trovo morto.
Ahi, come in cielo il Padre,
M'abbandoni nel mondo ancor tu, Madre!
Ahi!sì crudel tu sei
Ch'abbandonar mi puoi;
Prima che serri i miei
Chiuder vuoi gli occhi tuoi,
E 'n sì breve ora e corta
Prima del mio morir ti veggio morta.
Io col mio volto afflitto
D'una pietà spietata
T'ho solo il cor trafitto,
T'ho l'anima impiagata:
Io solo, io sol t'offendo,
Mentre vita mi dai, morte ti rendo.
Ohimè, potessi almeno
Sostenimento darti!
Mi sento il cor nel seno
Dividere in due parti:
Ti perdo or che ti trovo,
E più la tua che la mia pena io provo.
Prima che morto io cada,
Fa' che tue voci ascolti,
Prima ch'al cielo io vada,
Tieni in me gli occhi volti:
A la morte, al tormento,
Dammi l'ultimo a Dio, ch'io vo contento”.
Cede il dolore intenso
A la virtù più forte;
Già l'occupato senso
Rivoca allor da morte;
E per pietà del cielo
Sgombra al cor di Maria l'opposto velo.
Torna a destare in vita
Lo spirto addolorato;
L'alma afflitta e smarrita
Chiama a l'ufficio usato,
E con un mesto giro,
Pria ch'inalzi le luci, apre un sospiro.
“Ancor rimango viva?
Respiro ancor quest'aura?
Misera chi m'avviva?
Lassa chi mi ristaura?
O mio caro tesoro,
Tu ne corri a la morte, et io non moro.
Qual barbaro inumano,
Qual temerario ardito
T'ha con ingorda mano,
Cor mio, così ferito?
Ohimè, che strane forme:
La bellezza del ciel miro difforme.
Figlio, figlio diletto,
Di me più cara parte,
Qual core, ohimè, qual petto
Aver posso in mirarte?
Languir ti vedo a canto:
Latte prima ti diedi, or ti do pianto.
Che fronte sanguinosa?
Che lacerato ciglio?
Che stampa dolorosa
Mi rappresenti, o figlio?
Cieli, ché non piangete,
S'in tanto strazio il gran Fattor vedete?
Qual rigida sentenza
Di giudice tiranno
Condanna l'innocenza
A sì spietato affanno?
E vuol che mora lui,
Che la vita apportò sì spesso altrui?
Chi circondò di spine
Le tempie tue sì belle?
Chi lacerò quel crine
Ch'illuminò le stelle?
O Dio, qual crudo core
Poté mirarti e non languir d'amore?
Chi le tue nude braccia
Segnò con tanti nodi?
Chi scolorò tua faccia
Con sì spietati modi?
Ahi!ben fu crudo e reo
Chi l'eterna beltà ferir poteo.
Ecco il colpo mortale
Dopo tant'anni giunge:
La spada, ohimè, lo strale,
Che 'n sino al cor mi punge.
Ecco aperto il mistero:
Il gran Vecchio del Tempio espresse il vero.
Deh! tu, gran Padre eterno,
Come veder sopporti
Del tuo Figliuolo a scherno
Sì ingiuriosi torti?
Sole, scolora omai,
Per la pietà del tuo Fattore, i rai”.
Questi spargea lamenti
La Verginella afflitta,
Con sì pietosi accenti,
Ch'ogn'alma avria trafitta;
Pianse e mirò per tutto
L'allegrezza del ciel cangiarsi in lutto.
Poi va fra quell'armate,
Dov'empietà star suole,
Stende le braccia amate
Et abbracciarlo vuole;
Ma circondata e cinta
Da la turba giudea fu indietro spinta.
Corre un ministro ardente,
Colmo di rabbia e d'ira,
Urta Cristo innocente
E impetuoso il tira.
Morta, pallida e bianca,
A quell'atto Maria di nuovo manca.
China il Signor la fronte
Ubidiente allora;
Va sul Calvario monte
Senza più far dimora,
E mentre il legno stringe,
Chi di qua, chi di là lo tira e spinge.
Alza l'afflitta madre
L'addolorato ciglio,
Tolto da l'empie squadre
Si vede il caro Figlio.
Frena gli accenti audaci,
Musa: a tanto dolor contempla e taci.