CVI – Menzini

By Giacomo Leopardi

Tra la sicana e calabrese arena

Lungi vedrai in femminil sembiante

Sorger Scilla da l'onde; ardua la fronte,

E del lungo suo crine ambe le spalle

Velata; e con le nude aperte braccia

Ancor chieder mercede, anco sperare

Che i gran numi del mar sentan pietade

De la cangiata sua forma e bellezza.

D'intorno al suo già delicato fianco

Vedrai mille crudeli orridi mostri,

E 'l fier latrato n'udirai, che al core

Giunge spavento, e i naviganti assorda.

E pur qual fassi ed a l'orecchia e al guardo

Fallace inganno! Ché colei che sembra

Scolpita imago, è rozza massa informe

Dim rottami pendenti; un vivo sasso,

Che da le spaziose atre caverne

L'ondosa mole che inghiottì pur dianzi,

Strepitoso rinfonde: ed è qual gorgo

Già per gli spessi naufragi infame.