CVII
Chi nostra sorte vede
e delle vaghe donne i falsi inganni,
vedrà ne' nostri danni
quanto sie in loro amor, costanza e fede.
No' fummo già felici e lieti amanti,
per oro o giovinezza;
or siàn vagliati in grand'angoscia e pianti
per un po' di bellezza;
non val piú fede, ingegno o gentilezza,
sol giovane o danari:
a nostre spese impari
qualunque segue amore o 'n donna crede.
La Donna è vana e mobil per natura,
superba, avara e 'ngrata;
poco la vita d'altri o 'l suo onor cura,
quando è punto infiammata;
segue chi fugge, e chi l'ha sempre amata
ha in odio e lo rifiuta,
e con fortuna muta
nuovo amatore e 'l vecchio lascia a piede.
Vaglion gli amanti lor come le biade,
con buchi larghi e stretti;
chi vola via, chi resta in grazia, e cade,
secondo i lor diletti;
proveranno ora un poco i giovanetti,
ch'ad un principio e fine
le lasseràn meschine,
ricercando ogni dì piú fresche prede.
Se non siàn così giovani e gagliardi,
il troppo sempre nuoce;
facciáno al tempo presto, adagio e tardi
tal che il boccon non cuoce,
e non vegnìan del popolazzo in voce:
presto vedrèn vendette
di queste maledette,
e 'n altrui troverrén grazia e merzede.