CX. IN MORTE DEL MILITARE ROISE DELLA SOCIETÀ DEI FRANCHI MURATORI.

By Vincenzo Monti

Sprezza l'invidia: ascendi,

Vate, il mio carro portator del grande

Cigno di Dirce per la polve elèa.

Vieni; e securo tendi

L'arco teban, che riverita spande

La memoria de' forti e la ricrea. —

Posto ancor non avea

Fine all'invito l'eliconia diva,

Ch'alto io già premo il divin cocchio: ed ella

Gl'immortali corsieri in su la riva

D'Alfeo pasciuti per lo ciel flagella.

Dell'atri nubi il seno

Squarcian le rote impetuose, il tuono

Svegliasi e rugge; il lampo mi combatte

Le pupille: e sereno

Il cor nel petto mi fiammeggia al suono

Delle tempeste. Come vento ratte

Sotto le piante intatte

Fuggon cittadi e regni. Inclito campo

D'Eylau, già scendo lodator de' tuoi

Vanti, e poi bacio di rispetto io stampo

Su l'umil tomba de' quei spenti eroi.

Qui pugnava tremenda

Contro il valor la rabbia, e in vorticoso

Turbo le nevi congiurate e i venti:

Qui fe palude orrenda

Misto il barbaro sangue al generoso:

E col fragor de' bellici tormenti

Si confondean ruggenti

Le bufère. Ma invitta, ovunque cada

L'ira de' nembi e il runico furore,

Del gran guerriero combattea la spada,

E più securo d'ogni spada il core.

Quale nel suo disdegno

Alza Giove lo scettro; e la divina

Folgor s'infiamma, e tuona, e parte, e strugge

Tal del mio sire è il segno,

Tal del suo brando il lampo e la ruina.

Cade lo Scita fulminato, e mugge

Nella caduta; o fugge

Precipitoso. Orribile mistura

Fan riversati nella bianca valle

Corpi carri destrieri; e la paura

Sferza ululando le fuggenti spalle.

O delle forti imprese

Genio custode, lo stil prendi e scrivi

De' prodi il nome, che sul sacro letto

D'onor morte distese;

Scrivi li cento che trafitti in rivi

D'ostil sangue calcâr di mille il petto:

Nè ardir porgea lo stretto.

E tu pur cadi tra' famosi, o figlio

Dell'insubre oriente: e te caduto

Pianse il mistico sol, pianse ogni ciglio;

E del gran tempio il lavorìo fu muto.

Ma de' tuoi fatti altera

Già vien la gloria, che il fraterno pianto

Terge: alle auguste canopèe colonne

Già torna la primiera

Luce, e in lieto si cangia arcano canto

L'inno lugùbre della tua Sionne.

Godi, o fratel. Le donne

Del sacrato Elicon veglian la cura

Del lauro asperso del tuo sangue: e vive

Eterno il lauro, che l'eterna e pura

Onda educò delle castalie rive.