CXC – Bondi

By Giacomo Leopardi

Chiudi gli orecchi, amico, e dal torrente

Di rovinose e rapide parole

Difenditi, se puoi: sento che giunge

Il garrulo Alcimon. Odi già come

Fuor de la soglia ancor da lungi grida

Con alta voce, e a le atterrite orecchie

Dà de l'arrivo suo non dubbio avviso.

Sì paziente timpano o sì forte

Non v'è, che un'ora a la incredibil regga

Strana loquacità. Dovunque ei giunge,

Entrato appena, interroga e risponde

Tutto egli solo: e mille cose ei chiede,

Di mille informa; logico ragiona,

Storico narra, ed orator perora:

Né fiato prende: e se altro a dir non resta,

Ripete ancora; e senza posa ei parla.

Ognun l'incontro ne paventa, e schiva

D'essergli appresso. Misero colui

Ch'ei coglie incauto. Ei si contorce invano

De le parole al diluviar dirotto;

Ché forza è pur che suo malgrado ascolti:

Quel pellegrin che per deserta via

Colto a l'aperto da improvvisa pioggia,

Ricovra al tronco di ramosa quercia,

E, in se ristretto e rannicchiato, aspetta

Che passi o scemi il tempestoso nembo.

E qual por freno a l'impeto che il porta?

Digli che taccia: ei non t'ascolta. Parla

Tu stesso: ei grida, e ti sopprime. Dormi:

Ei segue a parlar. Svegliati: e il trovi

Che parla ancora; e con perpetuo suono

Ti senti intorno l'instancabil voce.

Come notturno svegliarin se scocca

L'interno gioco, al turbinoso giro

De la veloce sprigionata ruota,

L'elastico martello il cavo seno

Celere batte del sonoro bronzo;

Onde, a i colpi frequenti, e quai di densa

Grandine spessi, dal percosso orecchio

Rapido fugge e spaventato il sonno;

Tal non mai ferma la sua lingua o muta,

Di molle sembra artifizioso ordigno,

E sì ruota volubile e sonora,

Che il capo introna, lo stordisce e assorda,

E, con le mani ne gli orecchi, sforza

A cercar scampo con la fuga altrove.

Ma fuggi indarno; ch'ei t'incalza, e dove

Non giunge il passo, alza la voce, e parla

Fin che ti vede; e poiché sol rimane,

A parlar segue; e di parlar contento,

Poco si cura poi che alcun l'ascolti.

Cosa ne la natura ei non abborre

Quanto il silenzio: né a null'altro nacque

Fuor che a parlar. Parlando visse, e vuole

Parlar morendo, e ne la tomba ancora

Continuando de la lingua il moto,

Di franger spera il ferreo sigillo

Che morte al labbro taciturno imprime.