CXCIII

By Berardino Rota

Tucca, se’ pur da noi partito, e lassi

a dietro chi vorrebbe esserti avante,

chi più del peso che sostenne Atlante

la vita ha grave, e fra via langue e stassi.

Felice, che gli stanchi annosi passi

fermati hai fuor del terren corso errante;

misero me, che trarne anco le piante

non posso, e quanto io varco è spine e sassi.

Deh, se di me qua giù punto ti calse,

a lei, che ’l core in ciel sen portò seco,

dì se ’l viver dapoi mi vale o valse.

Tu ’l sai, ché già men dolsi e piansi teco;

care bellezze, ahi perché voi non false

foste da prima, od io perché non cieco?