CXCIV – Bondi

By Giacomo Leopardi

Ma già la notte del suo cheto giro

La metà segna, e un non so che diffonde

Che gli occhi aggrava, e in un gli spirti e i sensi

Intorpidisce e allenta. I dritti suoi

Morfeo ripete, e con la molle verga

Or questo or quello lievemente tocca:

E da quel tocco inimpedibil segue

Scherzo gentil. Tu, prode Erasto, il primo

Fosti che in arco spazioso apristi

Le tue labbra sonore. Il noto segno

Non fuggì inosservato: emula gara

Di mano in mano lo propaga e addoppia.

Qual se al gambo talor d'arida canna

Fuoco s'apprende, si i fogliosi nodi

Fino a l'estrema cima in un momento

Lieve serpeggia la scorrevol fiamma;

Tale, a l'esempio tuo, diffuso in giro,

Di bocca in bocca per la lunga fila

Tacito vola un languido sbadiglio,

Che noia e sonno universale accusa.

Altri chiede de l'ora, altri oziando

L'orologio consulta, e coi vicini

Confrontando il registra. Esauste e vote

Han del garrir le fonti: e già più rare

E più dimesse suonano le voci,

Tarde e interrotte; e del silenzio sono

Gl'intervalli più lunghi. Alfin pur s'ode

Per le sassose taciturne vie

De i lungamente desiati cocchi

Il sordo pria romoreggiar lontano,

Che a poco a poco s'avvicina, e cresce

Gradatamente; ed a la soglia innanzi,

O pur ne l'atrio, volgono gli aurighi

E arrestano i destrier. Le orecchie allora

Tendonsi, e gli occhi disiosi; e ognuno

Il proprio nome impaziente spera

Dal servo annunziator. Poiché più volte

Sperarlo invano, alfin di tutti arriva

Il bramato momento. Ecco già in piedi

Balzano lieti, e a subito congedo

Si atteggian destri, a la fedel memoria

Chiamando intanto il formulario usato

Che suol dirsi al partir. A le lor dame

Porgon le destre i cavalier compagni:

Tutti sortono alfin; col sacro patto

Di tornar pronti la ventura sera,

A l'ora istessa, quelle istesse cose

A ripetere e udir, e con la speme,

Sempre delusa, di godervi un'ora

Di piacer vero, e poi partir di nuovo

Non di se stessie non d'altrui contenti.