CXCIV

By Francesco Beccuti

Benché sul carro trionfante io vegna,

perché paio il bisavol di Nabucco,

voi mi farete un volto da matregna.

Chi ha canuta la barba o bianco il zucco

vi puzza, o donne, e non porgete orecchio

a quei che han sol ne le parole il succo.

Pur veggio che d'udir fate apparecchio,

vedendomi queste ale, e disiate

saper chi sia questo uccellaccio vecchio;

ed io, perché voi ben mi conosciate,

son venuto oggi in questo abito antico,

con queste crocce e con le spalle alate.

Non sono uccel, però, ma ben vi dico

son d'ogni uccel più presto e più leggiero,

e di sempre volar sol mi nutrico:

se non credete ch'io vi narri il vero,

contemplatemi ben dal capo al piede

e con gli occhi accordate anche il pensiero.

Maggior è 'l mio poter ch'altri non crede:

questo corpo, che par debile e fiacco,

ogni cosa creata alfin possede;

di correr mai, mai di volar son stracco,

e 'l mio perpetuo corso e 'l volo eterno

su gli occhi vostri pone il mondo a sacco;

sotto la mia custodia e 'l mio governo

volgonsi gli anni, i mesi, i giorni e l'ore

e primavera, estate, autunno e verno.

Donne, per me giovent— nasce e muore,

nel vostro volto per me surge e cade

de la bellezza il momentaneo fiore,

e questa vostra fresca e bella etade

un giorno vi parria, se vi accorgeste

de la mirabil mia velocitade.

Convien che tosto il bel tesor vi preste

e tosto ve 'l ritolga, ché queste ale

son vie più d'un baleno a fuggir preste.

Che più tardate adunque? e che vi cale

d'esser giovani e belle, se voi sete

voi medesme cagion del vostro male?

O miserelle voi, che invan perdete

la giovinezza e non volgete gli occhi

al ben che racquistar mai più potrete!

Non vi pascete di pensieri sciocchi,

ché la memoria de' mal spesi giorni

è 'l maggior duol che sopra il cor trabocchi.

Non sperate mai più che indietro io torni;

prima che di man v'esca, aprite un poco

i bei vostri occhi d'ogni grazia adorni,

e vedrete il piacer, la festa e 'l gioco,

contentezza e diletti e risi e canti

che in verde età di savia donna han loco;

vedrete i dolci spassi e tanti e tanti

frutti d'amor che parturisce ognora

il servir lungo de' fedeli amanti;

da l'altra parte scorgerete ancòra

come una donna si consuma e straccia

che del diletto mai non prese un'ora.

Perché costei che ognor vi dà la caccia,

vi giunge presto e fa canuto il crine

biondo e scolora la vermiglia faccia;

le rose andranno e resteran le spine,

gli stenti e i guai vi pioveranno addosso,

gli scherni e beffe saran senza fine.

Or, quanto abbia il cervel semplice e grosso,

chi per goder aspetta d'esser vecchia,

ecco qui la Vecchiezza: io più non posso;

ella stessa il dirà, dateli orecchia.