CXCIX
Arbaces, ch'era sì come barone
e sottoposto a Sardanapalo,
fu fatto re, come dice il sermone;
e 'l regno degli Asirii fe' tal calo,
che que' di Media, ch'eran lor suggetti,
divennon re, perché l'ultimo palo
si ruppe sì ne' miseri diletti;
e non è maraviglia se si rompe
chi è domato tra sì gioghi stretti.
Re vizioso suo regno corompe
e poco regna, quando virtù manca,
perché con vizio vane son le pompe.
Chi è mai retto, già mai non si stanca,
ché in pensiero, in opra ed in fatica
ognor si ferma a far sua vita franca.
Morto Arbace, l'altro si notrica,
Sorasmo, re secondo, anni trenta
con signoria a' sottoposti amica.
Re Medio, terzo, con la mente attenta
anni quaranta regnò in questa voce,
e dietro a lui regnando s'argomenta
Cardiceas, re quarto, assai feroce
che tredici anni tenne real corte.
Poi succedette, re quinto, Deioce:
anni cinquantaquattro resse forte,
tenendo il regno alla sua potestate.
E dopo lui il sesto fu Fraorte,
ventiquattr'anni re, e Diassate
settimo, trentadue anni si trage,
pochi de' suoi seguendo tal derate;
però che re ottavo fu Astriage:
l'uno de' Magi allora era costui,
che Persia giudicava, e non si tage
che per lo senno e per virtù di lui
di Persia re fu fatto, e trasmutossi
in Persia il regno, e nelli re suoi;
dove gran forze furono, e trovossi
ricchezza in loro più che in altra gente;
e come l'uno all'altro secondossi
raconterò nel capitol seguente.