CXCV

By Berardino Rota

Io piansi e piango e piangerò; né fore

vengono i miei sospir come si stanno

rinchiusi al cor, né, qual vorrei, sen vanno

le lagrime di pari al mio dolore.

Pietà, non già ragion, nobil pittore,

ti fé poco ombreggiar ben lungo affanno;

ma pria ricche del sol le notti andranno,

e darà luce al ciel l’ombra e l’horrore,

che tu veggia mie voci oscure e morte

gir chiare e vive: e pur devrebbe, e vale

misera novità renderle illustri.

Felice Egeria! Ahi, perché anchora io tale

non chiusi il dì che fatal mano e forte

disperse le mie rose, i miei ligustri?