CXCV

By Francesco Beccuti

Di lodar noncovelle ho nel pensiero;

ma niente m'infrasca e mi lusinga,

e già corsi al romor son nulla e zero;

ma questi io gli darei per una stringa;

io vo' di noncovel fare un guazzetto

e son contento che ciascun v'intinga.

Questo fia cibo a racconciar perfetto

certi nostri svogliati stomacuzzi,

e voi, compare, a questa mensa aspetto.

Forza sarà che l'appetito aguzzi

chi di questo si pasce una stemana,

né dirà che la starna o 'l fagian puzzi:

ma, per non fare a la napolitana,

lavatevi le mani e giù sedete,

e non vi paia la vivanda strana.

Io v'ho promesso di trarvi la sete

e non vo' ch'altri in cortesia m'avanzi:

di nonconvelle un noncovelle arete.

Questo non è soggetto da romanzi,

ma da cervelli astratti e da persone

che tengon sempre l'astrolabio innanzi.

Ma s'io credessi spogliarmi in giubbone,

mi son disposto di mostrarvi in rima

e la sua stirpe e la sua condizione.

Questo è fratel de la materia prima,

che voi sapete quanto ci è nascosa

e quanto tra' filosofi si stima.

La sua virtute è ben miracolosa:

noi avem primamente nel vangelo

che Dio di noncovel fece ogni cosa;

dico di noncovel fu fatto il cielo,

di noncovel fu fatto il sole e 'l mondo,

di noncovel fu fatto insino un pelo.

Non ha corpo né schiena o cima o fondo

e, perch'egli è più che 'l — dixitte — antico,

ognun va in nobiltate a lui secondo;

né per ciò se ne gonfia, anzi è nimico

de' superbi e de' ricchi, e 'l vedrai gire

sempre con qualche fallito o mendico.

Quando un non sa quel che si fare o dire,

costui li siede a canto e l'intertiene

e par ch'ozio, riposo e sonno spire.

S'un ti dice: — Che fai? — sempre ti viene

in bocca: — Noncovelle; — e i contadini

n'han le bocche e le panze oggidì piene.

Se avessi in casa ben mille fiorini,

quando ti porti noncovelle addosso,

non ti bisogna temer d'assassini.

Mi rincresce, compar, ch'oggi non posso

porvi in man noncovelle intiero e puro,

com'a dir darvi la carne senz'osso.

Per mostrar ben questo soggetto oscuro

bisognerebbe l'accademia nostra

con quante scole sono in sopramuro.

Il gioco spesso e la taverna il mostra;

ma se volete andar per vie più corte

donate a me tutta la roba vostra.

Si vede scritto ancor sopra le porte

d'un bel palagio e ne' taglieri impresso:

io l'ho veduto quando stava in corte.

O fortunato un mio compagno adesso,

poi che gli ha dato nel suo capo albergo

e vi torna alloggiare spesso spesso!

Gran cose ed alte in piccol foglio vergo:

tacer questo segreto almen dovea

o non dirlo ad altrui se non in gergo.

Già noncovelle un ricco stato avea:

e, cupido a regnar quel gran romano,

Cesare o noncovelle esser volea;

e chi sa che non fosse capitano

e tra lor non cadesse invidia o gara;

non disse già quelle parole invano.

Noncovelle è uno scudo che ripara

i colpi de l'invidia e ci difende

da la fortuna e da l'insidia avara;

ci alleggerisce ancor mille faccende,

trafficar, tener conti e far mercati

e quel fastidio c'ha chi compra e vende;

noncovel ci assicura in tutti i lati

da fuochi, da balzelli e da dazieri

e da procuratori e da avvocati.

Dir non vi posso così di leggieri

quel che di noncovel dir vi vorrei;

ma quel poco ch'io fo, fo volentieri.

Io lessi già su certi libri miei

ed ho inteso anco da persone dotte

che sol questa è l'ambrosia degli dèi;

e quei c'han detto che son le ricotte,

e' non v'è dubbio che pigliâro errore

e che parlâr come persone ghiotte.

Con questo noncovelle il cacciatore

fa star ferma la lepre entro al covile,

ben che intorno gli sia baia e romore.

Noncovelle è sì vago e sì gentile,

che si suol dare altrui spesso per mancia,

ed è foggia ducale e signorile.

Ecco un popolo in arme e grida e lancia,

pien di furore, e pietre e partigiane:

tristo colui ch'allora v'ha la pancia!

Non val far bandi o ticchetar campane;

ma, come è giunto noncovelle in piazza,

ognuno al suo gridar queto rimane.

Io vi vo' dire una mia voglia pazza:

torrei prima di star con lui per cuoco

che con un cardinal portar la mazza.

Ma quanto più con noncovel mi gioco,

tanto più quel si scema e si scompone

e dispàr come neve a poco a poco:

onde la Musa il calamar ripone

e mi dice: — Le tue son bagatelle,

e parrà che tu vogli a le persone

qualche cosa mostrar di noncovelle.