CXCVI – Bondi

By Giacomo Leopardi

Or mentre questi con dolcezza rara

Del gentil Silvio l'armonia diletta,

La turba de gli Dei silvestri a gara

Ne la cucina si affaccenda in fretta;

E, com'è l'uso, a gli ospiti prepara

L'egiziana pozione eletta,

Che, sdraiati su i morbidi sofà,

Bevon pipando i barbari bassà.

Chi di lor nel fornello atto a tal uso

Fa foco, e soffia nel carbone ardente;

E chi nel cavo rame il caffè chiuso

Volge intorno abbrostendo, infin che sente,

Misto col fumo, il grato odor diffuso,

E de' granelli il crepitar frequente:

Dal foco allora il toglie, e il gitta fuore,

Vestito a bruno di novel colore.

Altri in ordigno addentellato il trita,

E polvere ne trae minuta e molle:

Altri l'occhio, e la man pronta e spedita

Sul vaso tien che gorgogliando bolle.

Fin sopra l'orlo in un momento uscita

L'occhiuta spuma, pel calor, s'estolle:

Ma poi lascia il liquor purgato e mondo

L'impura feccia, che ricade al fondo.

L'opra è compiuta: e su la mensa è presta

Già la bevanda in porcellana fina.

Silvio lo zuccaro infonde, e destro appresta

Le colorate tazze de la Cina:

Indi, colma e fumante, or quella or questa

Con gentil atto a ognun porge e destina.

Gustanla a sorsi: e la bevanda amara

Poscia corregge il rosolin di Zara.