CXCVII

By Domenico di Giovanni

O Ser Agresto mio, che poeteggi,

E che tanto ben suoni il dabbudà;

Qual è la carne, che cocendo fa

Il favore ella stessa ne i laveggi?

Ancor ti priego, che chiarir mi deggi

Qual è l'uccel, che mai non becca, e ha

In gorga sempre, e nel calcetto sta?

Tu 'l dei saper, poiché tu studi in leggi:

Deh dimmi ancora, qual benigno Cielo,

O quale stella, con pietà s'inchina,

Che' pesci non si muoiono or di gielo?

Però ch'io sogno spesso la mattina

Arno veder con di cristalli un velo;

E i pesci senza Gruogo in Gelatina:

Ancor colla dottrina

Delle cornacchie, che ti presta Giove,

Dimmi, a che tu t'avvedi quando piove?