CXCVII

By Giusto de' Conti

La donna ch' io già porto in cor scolpita,

Che acceso di disio pregando adoro,

E in versi e in rime a mio potere onoro,

Per farla in l' amor mio ferma et gradita,

Ognor più co' vaghi occhi m' invita

A seguir l' alta impresa e il bel lavoro,

E il pronto lusinghier de' suoi stral d' oro

Rinfresca al cor la non mortal ferita.

Ché a mal mio grado volentier comenzio

A temer et sperar non so di cui,

Et piangendo cantar miei dolci affanni.

Che fia di me non so: sassel colui

Che tempra a' servi suoi mel con assenzio,

Et cangia il viso e 'l pelo innanzi gli anni.