CXCVIII
Asiria da Asùr fu nominata,
figliuol di Sem, che pria abitò in essa,
in Oriente, dove fu creata.
Il primo che portò corona ispressa
di questo regno appar che fosse Belo,
con gran podere di gente a lui concessa:
figlio di quel che volle andar in cielo,
faccendo per superbia la gran torre,
secondo alcun che scrive del suo telo.
Morto costui, dopo lui occorre
Nino, che fu re virtuoso e fèro,
che idolo cominciò pel padre a porre;
e tanto fe' da matin e da sero,
che puose e fondò la gran Ninìve,
e pria con arme dimostrò suo impero.
Per Asia cinquant'anni non fur prive
dal meriggio battaglie al Rosso mare,
e nel settentrion, come si scrive.
Costui, disiderando altrui domare,
di lui si legge che fu primo in arme,
che le mostrasse per signoreggiare,
domando assai del mondo per tal carme:
uomo ardito e di virtù pieno,
combattendo una terra, dove parme
che di saetta, e non d'altro veleno,
tosto a morte tanto re venisse,
ch'era sì grande sotto il ciel sereno.
Morto costui, regnò Semiramisse,
millesessantacinque e novecento
anni po' che Adam nel mondo visse.
Femina fu, ma d'uomo ebbe talento,
disiderosa d'arme, e con ardire,
come il marito o più, sanza pavento
anni quarantadue seguì il disire
di tagliamenti e sparger sangue in copia,
volendo ogni lussuria conseguire.
Vinse ed aggiunse al regno suo Etiòpia,
con quelli d'India in parte fe' battaglie,
che solo Alessandro n'ebbe copia.
Costei, ardendo nelle sue travaglie
e tutta essendo in libido disposta,
col suo figliuol congiunse queste maglie,
e fece legge in falsa ombra ascosta,
togliendo il figliuol per suo marito,
sì che non fosse a lei infamia posta.
Ond'egli uccise lei, per tal partito
che quarto re d'Asiria si mantenne;
Nivie per molti il nome è diffinito.
Il quinto re fu Ario Diostenne,
e per lui molti re fur appellati
già Diastoni, come dir potrenne.
Poi mutoron il nome, e fur chiamati
Tiberi, e poi fur detti Pastori,
e Faraoni poi fur nominati;
e questo nome gli re lor maggiori
ebbono insino a Sardanapalo,
che perse il regno con gran disinori.
Morto costui, resse poi Aralo
anni quaranta; e 'l settimo fu Xerse,
regnando anni trenta sanza calo.
Armametre ottavo non si sperse,
che tenne cotal regno anni trentotto;
e Belloco re nono qui s'offerse,
durando re anni vensette ed otto;
decimo re Baleo poi concorse
anni cinquantadue, savio e dotto.
Dopo costui Alcadas non si torse,
che anni trentadue fu in tal seggia,
dove Manuco drieto a lui si porse:
anni trenta regnò in questa greggia;
e simil dopo lui fe' Macaleo,
e poi fu Spero, che par che si leggia
alcun dottor, che Safro nome aveo;
regnò vent'anni, e Manulo seguendo,
che re venticinqu'anni si teneo.
Spareto quarant'anni poi reggendo,
venne Astacade, ed in sì fatto gioco
altrettanto regnò, s'io ben comprendo.
Amintes dopo lui regnò in quel loco
anni quarantacinque, e drieto a lui
venticinqu'anni seguì il re Belloco.
Iessa ebbe nome figlia di costui:
chiamata fu Semiramìs seconda,
più per lussuria che per nome altrui.
Elasparìs, re venti qui seconda,
regnando anni trenta; e poi Lamprite
ventitre anni in cotal regno abonda.
Sosares poi seguì real vestite
e regnò anni venti; e poi Lampere
anni trenta fu re, e nell'uscite
Pammas regnò, e con virtù intere
anni quarantacinque fece prove;
Sosario poi seguì il real mestiere,
tenendo il regno anni dicenove;
Mitreo poi regnò anni vensette,
succedendo a lui con forze nove
Tautanes re, che fermo al regno stette
trentadu'anni; e poi regnò Teuteno
anni quaranta, a cui re succedette
Tineo, il quale regnò trent'anni a pieno;
Sercolo a lui seguì, corona tale,
che quarant'anni tenne real seno.
Drieto a costui guidò il regno Empale
anni trentotto, e Laesteno retro
quarantaquattro anni; e poscia sale
Firiciade in Siria per tal metro,
regnando anni trenta, e nel fin d'esso
Ofrateo fu re, se bene impetro,
vent'anni; e poi in suo luogo fu messo
Ofrateo secondo, al regno stando
anni cinquanta; e poi Agazopesso
anni quarantadue visse regnando;
ed a lui succedeo quel re cattivo,
come femina sempre dimorando,
Sardanapalo, che mai non fu vivo,
il qual mandò a combatter Arbace,
di Media prefetto, in vizii schivo.
Tornato con vittoria al re fallace,
con femine trovò filava a rocca,
onde l'uccise quivi per più pace,
dicendo, come l'ira degna tocca,
che non volea signor re feminile.
Morto costui, il regno ad una bocca
feron Arbace re lor signorile,
centoquarantacinque anni e tremila
che fu creato l'antico virile.
Così de' suoi fe' l'ultima vigila
e fine fu di trentasette regi
questo, che tra' dolenti re s'infila.
Regno fu grande e d'onor e di pregi
mill'anni quattrocento con quaranta,
mentre che resson li suo' degni regi;
da qui inanzi, come il verso canta,
venne il regno agli re di Media,
ben che poco durasse la lor pianta.
E di quelli che tennon questa sedia,
nel capitol seguente dirò breve,
perché lungo sermone spesso tedia
e perché 'l tempo lor fu corto e leve.