CXIII

By Angelo Poliziano

I' conosco el gran disio

che ti strugge, amante, il core;

forse che di tanto amore

ne sarai un dì giulio.

Ben conosco la tuo voglia,

so ch'i' son da te amata:

tanta pena e tanta doglia

sarà ben remunerata.

Tu non servi a donna ingrata;

provat'ho d'amor la forza,

i' non nacqui d'una scorza,

son di carne e d'ossa anch'io.

Tu non perdi invano el tempo,

toccherai bene un dì porto;

ci sarà ben luogo e tempo

da poterti dar conforto.

Non ti sarà fatto torto,

ché conviene amar chi ama,

e rispondere a chi chiama:

“Sta pur saldo e spera in Dio!”

A chi può me' ch'all'amante

questo amore esser donato?

Ché, se gli è fermo e costante,

col suo prezzo l'ha comprato.

Statti pur così celato;

e ritocca el tuo zimbello:

calerà ben qualche uccello

alle rete, amante mio.

Non t'incresca l'aspettare,

ch'i' non sono, amante, il corbo:

quando è tempo, i' so tornare,

né formica i' son di sorbo.

Non è ver ch'Amor sie orbo,

anzi vede insino a' cuori:

non vorrà che questi fiori

sempre mai stieno a bacìo.