CXIV

By Giovan Battista Nicolucci

L'orribil visïon che avea sì ficca

la mente in sé ch'ancor non se ne spicca;

intendo al grave stato in ch'io vi trovo,

e tanto a ciò mi movo

ch'altrove esser non posso mai converso.

Svellers'i boschi e diruparsi i fonti,

e congiungersi i monti,

ed inghiottire il bel de l'universo;

esser tratto da nuvoli soverchi

per aria il mar fin sopra gli alti cerchi,

cader il sol dal cielo,

e da l'un polo a l'altro in ogni verso

stendersi un grosso velo

di sempiterne tenebre cosperso,

e tutto l'emisperio orbo e meschino

mi parea per camino.

Questo sogno non fu, perch'io vegghiava,

ma il cor, che il sentimento vostro aggrava,

del mal più che del ben fatto indovino,

al pensier così sconci oggetti dava.

L'imaginato caso

de le tante beltà giunte a l'occaso

or par che mi dimostri

che se dagli occhi nostri

leverà morte così bella faccia

non fie più cosa al mondo che ne piaccia.